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lunedì, 10 agosto 2009

Roma

 Variamente s’arrossa per rugginose falde che pungono il cielo e laterizi d’alte muraglie d’affacci avare, come un velluto, il giorno che avanza la scuote e ne cambia colore. Ma a sera, fra l’arcate dei ponti, volge un commosso saluto al sole che arretra, e il tevere è un’unica lacrima fra cigli di pietra.
postato da: narrando alle ore 21:55 | link | commenti (11)
categorie: viaggi
lunedì, 24 novembre 2008

il porticciolo

 Le nuvole, compatte al largo, si sfrangiavano lungo la costa in tondi sbuffi che l’azzurro insidiava fra trasparenze d’ebano, e nella piccola baia gl’alberi dei diporti minacciavano d’impigliare quel cielo greve, come sospeso in precario equilibrio sulle acque, una candida coltre che puoi afferrare per un lembo e rimboccarci dentro i sogni, ed i miei s’appigliarono un giorno a quell’ondeggiante selva d’ammainate vele, con la quale spartivo l’attesa del largo, fremito d’ignoto alle più negato e qui costrette ad un pavido cabotaggio, e firmai a questi lidi promesse d’addio guardando i mercantili rimpicciolirsi all’orizzonte contro l’ambra del tramonto che raccontava storie d’altrove. Da quel tempo, che superò le attese, non mi lagno che la prora langue alla fonda, ma ancora allindo il ponte, ch’all’alzarsi dei venti, il mio legno sia pronto a salpare.
postato da: narrando alle ore 21:58 | link | commenti (13)
categorie: viaggi
lunedì, 06 ottobre 2008

il pendolare

 Ritrovo i passi d’un quotidiano percorso, uno spazio ignoto tra la partenza e la meta, teorie d’alberi e case, e cornici di cielo che esulano dai propositi nostri, eppure, per inerzia, guadagnano familiarità allo sguardo, ed ogni elemento di quel mondo d’altri si lega ad un ricordo, e nel tempo il tragitto diviene susseguirsi di piccole mete, come quando da lungi si torna ai lidi dell’infanzia, e già i primi diserti avamposti scuotono tenerezza di tempi andati, e calore di patrio suolo. Difficile a dirsi se il paesaggio faccia breccia a forza nelle nostre memorie, o piuttosto fummo noi a vincere la solitudine di quel piccolo esilio, ch’a sera ci concede grazia e rende all’uscio amato. Accade per certo che in quell’alterno imporsi all’altrui simpatia, lo sguardo sia rapito dal mutevole orizzonte, e s’impigli nelle maglie di tua beltà, e, come una cometa assoggettata all’orbita di nuove stelle, più non s’allontana d’un palmo, che già smania di tornare all’oggetto della sua ammirazione. Lègati d’un pari lacciolo, fatti incontro al peregrino che reca a te la sua prece, ed il più piccolo accidente sarà pretesto a varcare le tue mura, e lo scuotersi di questo vagone cullerà sogni d’amori nascenti.
postato da: narrando alle ore 21:38 | link | commenti (6)
categorie: viaggi
lunedì, 10 marzo 2008

destinazione Piovarolo

 Oltre il vetro il cielo bruniva i suoi toni incontro alla sera d’ombre nascenti che piano inghiottiva il paesaggio e mi lasciava come unico svago il gioco dei binari che s’intrecciavano a lato del treno. Alla prima stazione la sosta durò un tempo infinito, ché al principio del viaggio ci prende una fame di posti nuovi, una brama d’andare, ed io languivo in quell’ostinata inerzia che ormai tracimava i tempi ordinari e prometteva ritardi. I contrattempi sono come malanni, da principio è solo un fastidio, il viaggio procede lene, ed ecco una breccia nei calzari che c’indispettisce il passo, poi però la cosa s’aggrava e si temono conseguenze, gli appuntamenti minacciano il naufragio e la meta si fa incerta, ci coglie allora l’ansia, ch’è accorata premura di porre rimedio; infine, quando i programmi sono compromessi e più non v’è margine al nostro agire, ci consegniamo rassegnati al fato, ed è quasi un sollievo quello stato di cessata allerta cui segue innocente abulia. Così il capotreno annunciò che un camion aveva sfondato la sponda d’un cavalcavia rovinando sui binari, per cui la linea era interrotta, e che ciascuno provvedesse da sé. Mi prese allora un senso di colpa pensando al disgraziato che un attimo prima era giunto all’ultima sua stazione saltando chissà quante fermate, mentre io mi dannavo per la cattiva riuscita d’un piccolo viaggio. Così me ne tornai mesto a casa, in tempo perché il notiziario locale riportasse d’un cavo elettrico che, ceduto per usura l’attacco ad uno dei tralicci, penzolava malinconico sui binari sgombri bloccando il traffico ferroviario. Apocalittici scenari sfumavano in quell’unico filo monco che m’era costato un’ora di prigionia e mancati impegni, ma infine quella piccola frode la compensava l’allegrezza dello scampato disastro che mi rallegrava la serata.
 
P.S. sebbene somigli al finale del film “Destinazione Piovarolo” (Totò, Marisa Merlini, Arnoldo Foà, etc.), è un fatto curioso realmente accadutomi qualche tempo fa :-!
postato da: narrando alle ore 22:19 | link | commenti (9)
categorie: viaggi, cronache
lunedì, 19 novembre 2007

sacro e profano

 Di notte è una donna dopo l’amore, tiepida e silente, e c’accoglie tra strade diserte immemori degli strepiti diurni. Napoli è continue epifanie ai miei radi ritorni, ed ora sussurra vecchie arie da caffè-chantant tra le calde luminarie del Salone Margherita e lo spoglio emiciclo della piazza. E’ ironica saggezza, prendersi alla leggera quando più s’aggrava il fardello, e ciascuno conserva il disincanto d’una storia patita, e in una battuta scioglie le pene, e volge lo sguardo ad orizzonti più lievi. E’ città immota, che innalza turrite propaggini di vetro, ma ancora celebra vecchie credenze, e in gesti ed amuleti imbriglia la buona sorte, che sempre ha da venire. Così, andando tra le navate che un gotico solatio incide nel tufo in chiari merletti di luce, tra la selva di pulpiti che secoli di fede hanno sparso pei vicoli del centro, t’imbatti nelle tibie a croce sulle quali campeggiano i teschi bruniti del Fanzago, e scopri in una piccola chiesa le origini d’uno stemma di pirateria. E il sacro di più s’incupisce nel ventre buio del sottosuolo, forato in cunicoli e gallerie, dove le spoglie scarnite s’ammucchiano in file rischiarate dal baluginante chiarore d’un fitto di ceri, e tra quelle volte spettrali un sussurro d’anime bisbiglia infinite preghiere.
Torna al sole, e rischiara un sorriso, perché nella dovizia di edicole devote, dinanzi alle quali il passante ancora volge un omaggio segnandosi la croce, in un cantuccio trovi una minuta teca azzurra che mai difetta d’una fiammella, e ravviva tra i suoi devoti lieti ricordi e nostalgie. Sotto l’icona giace una piccola reliquia che reca l’insegna ‘capello di Maradona’; da queste parti un effimero sogno trova dimora a dispetto del tempo.
postato da: narrando alle ore 22:45 | link | commenti (17)
categorie: pensieri, viaggi
lunedì, 25 giugno 2007

nottetempo

 Partimmo all’ora che spartisce i giorni, come briganti in fuga dal torrido meriggio. Le strade di notte sono ignote piste che si svelano tratto a tratto, sì come il buio le rigetta dal suo manto, breve scorcio di mondo che, oltre la carreggiata, cede alla tenebra. Noi, che tardammo la partenza, come pigri gufi schivi alla luce, il buio compensa con silenzio e frescura, agognata moneta d’un viaggio lunare. Al sommarsi delle ore s’assottiglia la compagnia, fino a che restano lenti rimorchi, doppiati in lunghi sorpassi, e non di rado più d’uno, fermi sul ciglio, si prestano mutuo soccorso. Passati quelli, ogni meta diviene confine del mondo, sorpresa e sgomento d’ignota solitudine su vie da sempre affollate. L’alba incede per lieve chiarore che addensa piano e restituisce i monti che costeggiano il cammino con fusti spettrali mormoranti vecchie fole allo scuoterli del vento, si chinano maliziosi al proprio vicino, ed è forse più un pettegolezzo da comari, che già i primi raggi colorano chiome vezzose. L’alba appartiene ad oriente, noi siamo d’opposta sponda, ma, giunti alla costa, la sua eco gioca in limpidi riflessi sul mare, e reca l’annuncio che s’è fatto giorno. Così infine si giunge al proprio lume, talvolta per cupa notte, e la meta si spera, in essa confidi, quand’anche l’orizzonte rabbuia lo sguardo.
postato da: narrando alle ore 21:33 | link | commenti (9)
categorie: viaggi
lunedì, 30 aprile 2007

Salento

Beltà, dimentica fra arsi rovi, stende cinta merlate ad un sole che acceca, ed il portale barocco della masseria segna l’origine degli assi sulla strada tesa. Intorno il grano è velluto cangiante al mutare dei venti, isotropia di spighe, nitore d’azzurro cielo, gli elementi del paesaggio si diffondono in perfetta iterazione e dissolvono in prospettive lontane. Un planare d’ali cuce i margini dell’orizzonte e fa il controcanto al frinire delle cicale, rugginosa nenia che accorda torpore, ed il tempo s’invischia nella calura d’estate, arranca con passo greve nelle ore silenti che seguono il desinare. Talvolta fra gli archi del patio si spinge un’ignota brezza, come un araldo che sussurri meraviglie d’oriente seduce con lussurie di serraglio e profumi d’ambra, così quello zefiro porta un vago sentore di mare e volge lo sguardo d’intorno, ma la riva è lontana, e l’occhio ritorna, come deluso esploratore, al panorama consueto.
postato da: narrando alle ore 21:37 | link | commenti (15)
categorie: viaggi
lunedì, 27 novembre 2006

Alla stazione
 Carpenterie metalliche di flange e rivetti sostengono una lunga pensilina dove cerco riparo ad un sole pallido dilavato da un’alba recente. Coppie gemelle di binari mi corrono di fianco, che l’attrito del freno salva quell’unica striscia in sommità, lucida fuga d’accecanti riflessi verso l’orizzonte, e abbandona il resto ad un’opacità rugginosa. E’ il cielo una scacchiera d’azzurro chiusa nel reticolo dei cavi d’acciaio, che lo sguardo giocava tra aerei quadranti, quando il paesaggio consueto dissolve su di te in seducente ascesa dall’averno del sottopasso. Meno che pallida, chiara sotto i colori del belletto, tra lunghe vesti e amuleti da gitana mi vieni incontro come ci legasse antica amicizia, con uno sguardo che chiede il piccolo omaggio d’un saluto. Poi una domanda sciocca, una banalità vestita di nuovo è pretesto bastante a facili confidenze. Raccontarsi un po’, con ritrosia, è il pegno che si paga per ottenere dall’altro uguale moneta ed è un impari baratto, che ci offre le coordinate d’un mondo nuovo in cambio di trite ciarle alle quali più non prestiamo ascolto. Ci sorprende allora la gioia di scoprirsi simili, di rara affinità; come il ramingo in terra straniera incontra un amico, due sconosciuti nel deserto della propria solitudine spartiscono un sorriso ed il tempo breve d’un incontro, di attimi che scivolano svelti, che per dispetto provano oggi nuova andatura, dimentichi del passo lento che fino a ieri s’attardava di noia. E’ un ospite molesto il treno che giunge a tradimento e ti rende ai tuoi affanni. Ti guardo incedere tra le genti barbare che ignorano tua letizia, ed il tuo andare si somma a quello pesante dei vagoni e moltiplica una distanza infinita che ti rapisce al mio orizzonte, e già diventi nostalgia d’un ricordo se adesso m’accorgo che nulla so di te che mi riconduca ai tuoi passi.
postato da: narrando alle ore 22:11 | link | commenti (13)
categorie: viaggi, amore, le donne
lunedì, 11 settembre 2006

In viaggio
 A destra il mare frange abbacinanti riverberi d’un sole che s’inchina ai rossori della sera. Vado per aerei viadotti, tesi su precipizi arsi dal sole e variopinte vallate, dove le colture disegnano un vivace arazzo. Paesi mi oltrepassano, che non conosco, e il paesaggio nuovo si fa presto ricordo che cede all’oblio. Già lo scrimolo dei monti a tratti rapisce il tramonto e m’affida ad un roseo crepuscolo che uno sciame di fari rischiara in ampie curve, ed io sono tangente che stacca la sua corda su divergenti traiettorie verso quadranti di sogni e rimembranze. Non ti crucciare se m’attardo lungo il cammino, è solo perché, volgendomi, per troppa distanza, nostalgia non mi colga di struggente ricordo. Qui l’approdo ancora diserta l’estremo orizzonte che si concede allo sguardo, ed io navigo di bolina.
postato da: narrando alle ore 23:05 | link | commenti (10)
categorie: viaggi
lunedì, 28 agosto 2006

Le vacanze
Qualcuno mi chiede “Passato buone vacanze?” Ni, buone, ma all’insegna della consuetudine, ed è quasi un ossimoro, laddove la vacanza dovrebbe avere sapore d’avventura e boicottati programmi.
Il prossimo anno veleggerò verso l’isola della Tortuga, sulle orme di Salgari. Altri scelgano le placide rotte che recano ai lidi noti, a noi piaceranno tempesta e deriva, traverseremo le torbide acque del Mar dei Sargassi, dove le alghe s’avvinghiano alla chiglia in un fatale abbraccio che richiama verso il fondo. Ardimento ci spingerà lontano da facile cabotaggio, verso il mare aperto d’isotropo smarrimento, dove ci guiderà la sola stella polare, e fugheremo i pirati superstiziosi recitando loro “la rima dell’antico marinaio”. Alla fama che seguirà le nostre imprese fuggiremo in diserte calette di sabbia rosa, nella quale i granchi trovano caldo rifugio assediato dalle maree. Quando il tempo e i lari ci richiameranno in patria, un suono di buccina quieterà i rimorsi e la prora volgerà ove piaccia a Nettuno… forse?!?
postato da: narrando alle ore 23:14 | link | commenti (11)
categorie: viaggi

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