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lunedì, 16 novembre 2009

miopie

 Il nostro sguardo non arriva abbastanza lontano, si perde nella nebbia delle paure e nel fuoco breve delle passioni. La verità è un passo oltre e la sua regola è difficile. La coscienza di ciò che facciamo è la condanna per le nostre omissioni.
postato da: narrando alle ore 21:29 | link | commenti (2)
categorie: pensieri
lunedì, 21 settembre 2009

autodafè

 Caddero, queste parole, come pioggia d’inverno, inutile frastuono, che di più incupisce lividi cieli.
postato da: narrando alle ore 21:25 | link | commenti (4)
categorie: pensieri
lunedì, 07 settembre 2009

attaccabottoni

 Mi piacciono le ciarle che la gente dispensa come vuoti a perdere, irrelati principi d’un breve discorso, offerte di pura cortesia, d’una confidenza che addensa piano con quotidiano garbo, come gli steli che s’aprono risicata dimora fra le fughe delle riggiole e ne sconnettono l’ordine tedioso, un’eversione del grigiore silente che accompagna rutinari esodi, ed offre nuovo asilo a riparo dalla solitudine. Mi piace la leggerezza di quel gesto immediato, che non inciampa nei lacci della timidezza e scavalca la pigrizia degl’indolenti, ed il silenzio era più facile scelta, grigia uniforme dell’ordinaria indifferenza, ma quella nuova licenza è per entrambi offerta e compenso. Mozzi discorsi scoprono talvolta inatteso prosieguo, ordinari presagi di mutevoli cieli cedono il posto a stralci di curricula, e quelli, che avevano battesimo dalle coincidenze di reiterati incontri, acquistano un nome ed un passato, più ampio con l’andare dei giorni, e talvolta dell’altrui storia ciascuno diviene piccola parte. Un passo prima io dileguo, minore conoscenza preserva di me un buon ricordo.
postato da: narrando alle ore 21:02 | link | commenti (7)
categorie: pensieri
lunedì, 24 agosto 2009

la fabbrica dei sogni

 Vi si giunge come all’imbarco, ciascuno col suo bagaglio d’emozioni, qualche cruccio, una malinconia, molesti accidenti dell’umore dei quali la sorte non si fa mai avara, o talvolta un sorriso, strascico d’una gioia recente, che indugia sulle labbra e fa il cuore leggero, ma poi il buio rapisce sembianze e ci lascia soli con pensieri che già dissolvono nel crescendo della sigla, e dietro di noi un mozzo discreto ritira la passerella che ci portò a bordo, oramai le ancore sono levate, e gl’affanni di prima agitano inutili saluti dalla banchina, il nostro sguardo è all’orizzonte, oltre il telo di luce che inghiotte veloci fantasmi, e siamo nella tregenda d’accesi duelli, nel turbine di sabbia che il galoppo agita fra piani deserti, Semiramide ci offre labbra di passione, ma non temiamo la sua vendetta, battono i nostri palpiti un ritmo più lento del suo, e ne teniamo lo sguardo finché s’arrende a languidi abbandoni. Il mondo gira in sincrono a levigate passioni, una provvida sorte imbastisce coincidenze a favorire l’imprese, e il cuore s’allevia d’inutili zavorre e si scopre ardito, agile il passo, e la vita è un azzardo facile da tentare, mal che vada, c’è sempre un lieto fine. E gl’innamorati che si baciano al buio della sala? Quelli scrivono da sé la propria trama.
postato da: narrando alle ore 23:24 | link | commenti (2)
categorie: pensieri
lunedì, 20 luglio 2009

appuntamenti

 Ogni appuntamento è una condanna, no, non sto parlando d’amorosi convegni, voi sempre a cercare romanticherie, intendo un qualunque incontro che fra due si stabilisce per i più vari motivi. Quale che sia la cagione, un vostro primato di puntualità vi sarà condanna d’una snervante attesa, ch’è quello stato d’indefinito, come di chi se ne stia in precario equilibrio su un filo teso ad un palmo da terra, tempo che s’impiglia in piccoli dilemmi, quali la ricerca d’un’opportuna dimora alle proprie mani, che d’improvviso paiono vistose, importune appendici che cercano requie dentro e fuori dalle tasche, ed ogni passante ricerca, con curiosità da comari, il motivo della nostra sosta, ed infine dallo sguardo bieco che ci offre, sembra averlo indovinato in loschi affari. Possibile soluzione è attardarsi tanto da invertire le sorti e dell’altro garantirsi la presenza al momento del nostro arrivo; nel mentre però ci rode un giusto rimorso, un senso di mal’impresa che vi conduce ad un accorata fretta, finché con premura riguadagnate l’anticipo a lungo evitato. Insomma, la sorte ci condanna per quell’arrogante tentativo d’imporre ordine alle leggi del caso, forse bisognerebbe lasciare che ogni cosa accada da sé, quando vuole, se l’aggrada.
postato da: narrando alle ore 20:21 | link | commenti (11)
categorie: pensieri
lunedì, 15 giugno 2009

la famiglia

 Ci conosciamo dai difetti, come i cani dagli odori, perché questo solo ci raccontiamo, le paure che c’assillano la notte e che ci ritrovano insonni per diversi pensieri in un’unica stanza, le piccole manie che c’imponiamo a vicenda, e che disegnano opposte fazioni attorno a sciocchi dettagli, altri s’accapiglino su vasti imperi, a noi basta saltarci alla gola per la saliera che ha mutato posto, e guai all’empio che se ne fece reo! Quanta più fatica a tirare fuori quel poco di buono che ci portiamo dentro, e quel fiato che si fa grosso per lagnare mancanze, d’improvviso si fiacca, come le vele per imprevista bonaccia, se solo ci tocca una conferma d’affetto. Eppure sappiamo dell’altro il muto bene che ci soccorre nei momenti di sconforto, affetto di sangue, come per una parte di noi, come per una mano, che, se anche ne vorresti diversa la linea, non per questo l’affidi alle braci dello Scevola, ma piuttosto ne hai maggior cura, e le piccole migliorie che le apporti ti paiono radicali mutamenti. Così c’amiamo noi, per necessario egoismo se l’altrui danno ci reca speculare offesa ed oltre, perché la carne che più duole è quella che ricopre le ossa.
postato da: narrando alle ore 21:24 | link | commenti (6)
categorie: pensieri
lunedì, 04 maggio 2009

vent’anni

 Primavera riottosa si nega dietro un grigio manto che scirocco insidia e scuote, ed allora a tratti miraggi di bella stagione assolano le strade ed illudono petali ansiosi di nuova fioritura. Ma oggi l’aria si screzia d’una pioggia sottile, che insiste grigiore sulle nostre malinconie, ed ogni affanno si fa più greve e pesa sul cuore nostalgia dei perduti giorni ed ostinato malumore che non cerca ragioni e c’assale fra le pieghe d’un ricordo. Per tali scioccherie si passa al tempo che gl’anni ci strappano all’infanzia e ci presentano la vita fra ignoti batticuori ed immotivate mestizie, e più d’un giorno ci trova chiusi in un broncio ostinato a fissare muti il torcersi dei nembi, come scuro lievito che gonfia e smuove i nostri malumori, scrutandone il moto in attesa d’afferrarne un lembo, come s’aggancia il predellino del tram, e fuggire a ritroso nel vano abbraccio del tempo che mai venne e che più c’incanta. In un simile rovello qualcuno mi sorprese e disse, parlando a sé, come sempre accade quando si cerca un cattivo auditorio, “avere vent’anni e non saperlo, dolce incoscienza che allieta i giorni”.
postato da: narrando alle ore 21:26 | link | commenti (12)
categorie: pensieri
lunedì, 27 aprile 2009

Ulisse

 E’ negli affetti benigna miopia che omette i dettagli di giorni inclementi, così non so il tempo che a mia madre muta aspetto, ed è tempo comune che ad ogni alba ci ritrova, ma io non distinguo tra la giovane donna che m’accomodava il bavero del cappotto e ricomponeva le chiome, e questa che a stento trattiene quegli stessi gesti. Sarà che non muta lo sguardo che m’accompagna alla soglia, ma il suo già chiama il ritorno, mentre io ho vaghezza d’esilio, d’orizzonti ignoti che dipingono con altre tinte questo stesso sole, e a nulla vale la rossa coltre che sovente a sera accoglie il tramonto nella cornice delle imposte e protesta il suo primato di beltà su lontane malie d’altrove. Nei cortili che proteggono il gioco dei bimbi, al tempo che per loro s’aliena la strada, nulla di più ne richiama lo sguardo di quel varco che s’apre oltre l’ombrosa volta dei portoni, e di fuori reca festose chiamate alle armi; e s’infigge il volto alla grata, a carpire i segreti di quel mondo negato. Non mutano gl’anni quella fronte protesa, ne arretrano forse la scriminatura e segnano qualche ostinata piega, ma ancora ci pungola la stessa smania d’andare, ché le strade battute recano triti nomi, come d’una novella a lungo cantata, che per eccesso diviene invisa; in ogni dove ritroviamo quel chiaro spiraglio, che tutto il resto rabbuia e a sé c’attira con sciocche lusinghe, come si convincono i ragazzi alla leva e i mozzi al mare, ma poco male, il sogno ripaga i pacati rimorsi, un rimpianto sarebbe eccessivo fardello.
postato da: narrando alle ore 21:29 | link | commenti (3)
categorie: pensieri
lunedì, 20 aprile 2009

input

 La vita a volte s’addensa in una piccola frase, non un aforisma, ch’è nella sua sintesi compiuto, ma uno stralcio senza capo né coda, perché ancora m’innamora la donna con la quale incrocio la rotta e lo sguardo, ma non il destino e, poi ch’è passata, e più non la vedo, il suo profumo indugia ai miei sensi e già ne abbellisce il ricordo, e di lei immagino parole non dette e trecce calate dalla torre diruta. A questo gioco di sogni m’attardo e riduco alla fiaba il grigiore dei giorni, e nella schiuma che rivolve la riva fioriscono storie di bucanieri, e misteri d’intrigo in ogni sguardo furtivo. Così il picco dei giorni dimora in una frase breve e irrelata, perché tale è la vita, che richiama lo sguardo e altrove rifugge, e nell’incompiuto è margine alla fantasia e fascino d’ignoto, sono i prigioni che si scrollano di dosso abbozzi di forme e alla luce tendono membra incerte. Più definiti profili ci consolano del bozzolo di sogni che ancora c’accompagna, ma tra realtà e follia s’apre un varco che talvolta fiorisce beltà d’insperata armonia.
postato da: narrando alle ore 22:03 | link | commenti (2)
categorie: pensieri
lunedì, 13 aprile 2009

la sorte

 La sorte vive nella buca del suggeritore, non stende trame, ma fornisce gli spunti; la fortuna è un piano lastricato ad accogliere i passi, a noi spetta imboccare la via, il rischio maggiore non è l’agguato di sconnesse riggiole che tramano l’inciampo, abbiamo ginocchia buone a ruzzolare, e si tingono di rosso con la facilità con la quale imbiancano le chiome, una blanda allerta che l’umida benda ricaccia. Maggiore minaccia è lo sconforto che ci siede al bordo della strada a guardare la meta allontanarsi anziché consumare tra noi la distanza, e il viaggio diviene lenta deriva che urta indolente piccoli scogli, e oltremodo se ne duole per quell’uso perduto di rabberciare lo scafo e lesto riprendere il largo. La saggezza degli anni è nella quieta coscienza che la strada è spesso sconnessa, e non puoi evitare tutti i fossi, ma alla fine d’accidentati viaggi, c’è sempre un approdo al quale attraccare.
postato da: narrando alle ore 21:24 | link | commenti (8)
categorie: pensieri

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