Per tre anni ha disatteso gli appuntamenti offerti dalle circostanze, ed ora lo sorprende sentire la voce di lei che lo richiama dal fitto dei pensieri, e rischiara tra la bruma d’un luogo che non gli appartiene. Un incontro del tutto casuale, perché il destino è il calcolo errato delle probabilità. Eccola in un nugolo d’amici comuni, ma è passato troppo tempo, ed è arduo dire quanto resti dei rapporti d’allora. I ricordi chiamati a gran voce, raccontati con l’enfasi delle rimpatriate, testimoniano lo strappo d’una negletta amicizia, e resta una confidenza forzata e l’imbarazzo del presente. Si risparmiano le cronache di questo tempo d’esilio, ché gioie e dolori, tutto quanto è stato dopo, segnano maggiore distanza, e tra loro c’è un rammendo rabberciato, ed ogni parola ne scuote la trama, e di sotto già intravedi passati dolori e dolenti solitudini. La guarda e pensa a com’è cambiata, non meno bella, no davvero, però diversa; i capelli corti ed un abbigliamento più austero dichiarano un tempo ed una saggezza che lui non le riconosce, il suo canto è lieve come allora, ed è questa una fortuna che lei ignora, e che un po’ lo commuove. “Non te ne voglio per aver spartito altra sorte che non la mia, né fu cattivo azzardo se il guanciale di fianco all’alba ostenta una sagoma intatta. Ero uno come tanti, che offriva facezie al tuo sorriso e teneva per se qualche trita malinconia. Ora m’è cara la pioggia, che bagna il volto, e, se l’iride minaccia un imminente naufragio, tu non sai dirlo, e a me resta il conforto di credere che la nostalgia dei giorni buoni sia un pensiero che addolora entrambi”.
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dulcis in fundo
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al di sopra del suono di parole
c’è quello sguardo cieco, reciproco
immerso nel ricordo,
verde mare d’incontro..
d’improvviso il pensiero comune come un lampo:
sole, e il piancito di legno di torre saracena
il caldo o il freddo delle mani impazienti
quel silenzio sommerso ove l’intorno e il corpo
tutto parla tranne che la parola..
“ora abbiamo una bimba”..
..“abbiamo” ha detto.
perché la bimba è nostra, come tutto lo è stato, tuo o mio fosse,
te ne vivo la gioia, la tenerezza,
il non essere insieme è un accidente
non cambia la sostanza,
per quelle solitudini di scelta
siam sempre stati , sempre saremo insieme.
“ dove abiti adesso”?
e mentre parla , il pensiero vien svélto
figlio del verbo svèllere
attraccato a quel nulla
che l’annulla. l’occhio rivede allora
quella luce d’ottobre senza fondo
il fresco di quell’acqua condivisa
ed il gioco dell’abbraccio sospeso
in un mare di indaco e di luce.
“sono con te in un tempo
in cui ormai non sei più…” vorrebbe dirle,
ma che per lui è presente.
“se avrai bisogno chiamami, verrò
per aiutarti ad essere tutto quello che sei”
(un brivido: mantenere questo silenzio vivo
d’occhi e respiro, o mutarlo in parole?)
“io t’ho sempre guardata
poggiato al parapetto della vita,
e ti sarò fedele più di quanto lo sia
verso me stesso, non potrei raccontarmi
a nessun’altra.
resti
in quel punto di me
vuoto e centrale
che ti appartiene.
e quando sarai triste oppure lieta
sappi che piangerò con le tue lacrime
o riderò con la tua cara voce”.
Ed è come li trascinasse
per direzioni divergenti
una forza suprema,
come due viaggiatori in treni opposti
che si guardano persi nell’incontro
( e ti farò l’amore, in me , nel sonno..
e godrò ogni tramonto per entrambe..
io conosco i tuoi rivoli profondi
e la chiara sorgente che li nutre)
“ma piove forte , entra, ti prego!”
“non posso devo andare”
“resta!”
“non serve, siamo e restiamo insieme”.
ed il pensiero vola
a tutte le poesie che non le lesse
a quel neo che ritrova in ogni viso
alle mille parole che suonano il suo nome
ogni giorno da allora.
tra il lampo e il tuono
l’attimo del ricordo
è solido vissuto.
e mentre s’allontana
indietreggiando piano
e lungo i solchi del suo viso bagnato
scorrono i desideri verso la nostalgia,
a voce bassa dice
“resteremo
una zolla di terra, fertile.
la nostra storia
come leggere una poesia d’amore
altrui
bella.”