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lunedì, 01 giugno 2009

la biscia

 La mattina ancora ci salva dalla calura, e offre un sole basso che tinge d’oro la collina nel riquadro delle imposte, così vado ad occhi stretti per la via che riverbera chiari abbagli, e scopro tardi nel mezzo della strada una lucida spirale che si torce, e scuote al fondo ingiusta repulsione che si mischia ad una maldestra pietà, e indirizza la mia traiettoria perché non incontri la sua, ma infine, quando ogni variazione è preclusa, la vedo alzare il capo e tendersi in uno scatto che la condanna alla ruota. Appena oltre, lo specchio mi da conferma del malfatto che ha steso una piccola chiazza rossa sul nero dell’asfalto, e penso che negli anni, che già di metà soverchiano la decina (e bastano ad indurre nostalgia), mi sono premurato di non portar pesi di mozze anime sulla coscienza, ma questa, che mi condanna ad un empio gesto, resta affisa alla via e scivola indenne fra i miei rimorsi, perché, così come in vita le avrei preferito altre creature, di nulla più meritevoli di lei, anche ora, nello strazio della morte, che pure ai rei offre pietà, quella resta orba di lacrime, a scontare misera la sua brutta nomea di sfortunata figliastra di madre natura.
postato da: narrando alle ore 21:28 | link | commenti (4)
categorie: gli animali
lunedì, 25 febbraio 2008

il fringuello

 Tra l’assise di tufo spesso l’alloggio d’una trave dichiara al mondo la sua presenza in un incavo che spezza la tessitura, come un ritmo sincopato nell’orditura dei filari, o una nota mancata. A noi pure tocca questo peccato veniale, e più gli dona rilievo una cava mensola di vimini che di sotto sta affisa, come a reggere quel piccolo vuoto. Entrambe trovano ragione nel tempo che richiama a noi tepori, e le fronde, rivestite di nuovo, s’agitano d’alati voli. Allora un fringuello pone in quella nicchia il suo nido, lo vedo nell’operoso andirivieni, col lieve fardello di sterpi che intreccia al confine della dimora, e quasi l’aspetto, come gli amici delle vacanze che celebrano annuali riunioni. Quando la nidiata muove i primi passi, anzi che per loro si compia il prodigio del volo, qualche incauto Icaro varca la soglia del nido, ed allora il cesto di vimini ne accoglie soffice la caduta. La madre al ritorno condurrà il prode a più certa dimora, finché la natura perfezioni il suo dono, e ciascuno volga l’ali al proprio destino. Alla fine restano gli sterpi avvizziti, che il vento d’ottobre sperde pel cortile.
postato da: narrando alle ore 21:40 | link | commenti (13)
categorie: gli animali

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