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lunedì, 03 agosto 2009

mattina di domenica

 Di sotto, per la strada un brusio mi richiama dal sonno con voce d’adunata, il serrarsi pigro d’una sparuta schiera arranca nel mattino ancora silente che si cede al riposo, uno sguardo indugia agli usci serrati che celano attardati sogni, s’avanza il dubbio se sia lecito muovere l’attacco nell’ora che per altri diserta la veglia, ma d’improvviso li scuote un segno, il guizzo d’un ligneo stiletto ricompone le fila, e riluce fiera la cromatura dei fiati, si tesano le frange alle giubbe, e la banda parte a colpi di tre quarti.
postato da: narrando alle ore 19:35 | link | commenti (7)
categorie: cronache
lunedì, 31 marzo 2008

brillantina e vecchi merletti

 Ero in uno di quei pubblici uffici nei quali s’arriva sempre troppo tardi, e la fila contende sconforto al supplizio di Tantalo, di più se fuori goccia un cielo grigio e le fioche luci adombrano pallidamente i volti. Una donna un po’ curva sotto il fardello gravoso degli anni imbraccia un lacero falcone ricolmo di carte ingiallite e si fa innanzi all’addetto per un’informazione che assicura “richiede giusto un attimo”. L’uomo alza lo sguardo indolente, ha le chiome unte che si sfrangiano sulla fronte, quasi gocciolassero anch’esse, come un rappreso rivolo che a tratti ricompone mollemente; un gesto di diniego scuote la giacca informe il cui bavero casca a manca fin quasi alla spalla e lì se ne resta, “niente, signora, la fila, rispetti la fila!”. Biascica le ultime parole come chi riemerga da un sonno breve e ne prepari il ritorno, così la donna s’allontana rassegnata con la sua taciuta domanda fra le carte consunte. Un tizio nel corridoio attraversa frettoloso il vano della porta, ma d’un tratto si ferma, varca l’uscio come per un’improvvisa rimembranza, e chiede alla donna col faldone quanti anni abbia, dopo di ché raccomanda all’impiegato dall’unto ciuffo che le dia precedenza perché “l’età sua l’impone”. L’uomo si scuote a malavoglia dal torpore e ne accoglie le richieste. A cose fatte, la signora ricompone calma le sue cose e, nel lasciare la stanza, sotto un sorriso grinzoso, sottovoce, ché io la sento e forse il mio vicino, si lascia sfuggire soddisfatta un “Tié!” e un ambiguo ondeggiare del braccio accompagna l’irriverente sussurro, mentre riprende il cammino a braccetto dei suoi anni, tra loro in perfetta concordia.
postato da: narrando alle ore 23:00 | link | commenti (12)
categorie: cronache
lunedì, 10 marzo 2008

destinazione Piovarolo

 Oltre il vetro il cielo bruniva i suoi toni incontro alla sera d’ombre nascenti che piano inghiottiva il paesaggio e mi lasciava come unico svago il gioco dei binari che s’intrecciavano a lato del treno. Alla prima stazione la sosta durò un tempo infinito, ché al principio del viaggio ci prende una fame di posti nuovi, una brama d’andare, ed io languivo in quell’ostinata inerzia che ormai tracimava i tempi ordinari e prometteva ritardi. I contrattempi sono come malanni, da principio è solo un fastidio, il viaggio procede lene, ed ecco una breccia nei calzari che c’indispettisce il passo, poi però la cosa s’aggrava e si temono conseguenze, gli appuntamenti minacciano il naufragio e la meta si fa incerta, ci coglie allora l’ansia, ch’è accorata premura di porre rimedio; infine, quando i programmi sono compromessi e più non v’è margine al nostro agire, ci consegniamo rassegnati al fato, ed è quasi un sollievo quello stato di cessata allerta cui segue innocente abulia. Così il capotreno annunciò che un camion aveva sfondato la sponda d’un cavalcavia rovinando sui binari, per cui la linea era interrotta, e che ciascuno provvedesse da sé. Mi prese allora un senso di colpa pensando al disgraziato che un attimo prima era giunto all’ultima sua stazione saltando chissà quante fermate, mentre io mi dannavo per la cattiva riuscita d’un piccolo viaggio. Così me ne tornai mesto a casa, in tempo perché il notiziario locale riportasse d’un cavo elettrico che, ceduto per usura l’attacco ad uno dei tralicci, penzolava malinconico sui binari sgombri bloccando il traffico ferroviario. Apocalittici scenari sfumavano in quell’unico filo monco che m’era costato un’ora di prigionia e mancati impegni, ma infine quella piccola frode la compensava l’allegrezza dello scampato disastro che mi rallegrava la serata.
 
P.S. sebbene somigli al finale del film “Destinazione Piovarolo” (Totò, Marisa Merlini, Arnoldo Foà, etc.), è un fatto curioso realmente accadutomi qualche tempo fa :-!
postato da: narrando alle ore 22:19 | link | commenti (9)
categorie: viaggi, cronache
lunedì, 01 ottobre 2007

omertà

 Erano diverse ore che me ne stavo chino su uno spaccato prospettico, l’ultimo progetto prima delle vacanze. Dal balcone entravano i profumi d’un tiepido maggio e le prime ombre della sera. Una piccola radio mi aveva fatto compagnia per tutto il pomeriggio e da lì venne la notizia dell’assassinio del giudice Falcone. Provai un’istintiva pietà per quell’uomo, ma ignoravo chi fosse. Gli eventi che seguirono e gli onori, forse tardivi, della cronaca posero rimedio alle mie ignoranze giovanili e conobbi l’opera di quelli che, senza retorica, sacrificarono se stessi per un paese che li aveva già abbandonati. Era tardi e vidi finire tutto nelle esplosioni di Via D’Amelio e più tardi, come un monito alla nazione, nel disastro degli Uffizi. Avevo diciassette anni e qualche diffidenza verso le istituzioni e le vidi piegarsi dinanzi a gente senza onore; ancora spetto che le cose cambino.
 
Rispolvero queste righe di un po’ di tempo fa in seguito ad una mail inviatami dall’amico vocativo, nella quale mi segnala la lettera dell'ing. Salvatore Borsellino (fratello del giudice Paolo, ucciso dalla mafia 15 anni fa), invitandomi a darle risonanza per amore di verità. Accolgo volentieri il suo invito e riporto di seguito quest’attenta ricostruzione dei fatti che portarono alla strage, convinto che la memoria storica d’una nazione sia un muscolo che va di continuo allenato.
Salve a tutti,
sono Salvatore Borsellino, fratello del Giudice Paolo.
Sto lavorando ad un progetto per riuscire a portare le voci di chi sta dentro la rete ed è sensibile a problematiche quali la lotta alla mafia e all’ignavia a questo riguardo dei politici di ogni parte, a raggiungere il maggior numero di persone possibile superando l’ostracismo dell’informazione.
Chi volesse partecipare a questo progetto, sia come parte attiva che come parte passiva, mi scriva.
Il mio indirizzo e-mail è :
s.borsellino@teleware.it.
Un saluto a tutti
Salvatore Borsellino
 
19 Luglio 1992: Una strage di Stato
Per anni, dopo l’estate del 1992 sono stato in tante scuole
postato da: narrando alle ore 22:32 | link | commenti (11)
categorie: cronache
martedì, 01 agosto 2006

L’amico 1.21 GW m’ha inviato questa mail, che riporto di seguito:
 
Risonanze Partenopee
"Yesterday" dei Fab Four potrebbe avere una fonte d'ispirazione partenopea. A sostenere tale tesi è il noto produttore e talent scout Italo Greco.
Secondo il maestro Greco tale classico dei "Beatles" avrebbe attinto alla struttura melodica della dimenticata canzone napoletana "Piccerè che vene a dicere" (1895).
La "spiccata predilizione" per l'antico repertorio partenopeo sarebbe stata confessata allo stesso Greco da B. Epstein, manager dei Baronetti. (tratto da "Il Mattino" di qualche mese fa).
.....ma una volta per tutte, sarebbe possibile con il vostro aiuto, fare chiarezza sull'origine anche del caffè espresso, della pizza e ... del modulo "all'italiana"?
Ciao
postato da: narrando alle ore 23:04 | link | commenti (14)
categorie: cronache
martedì, 25 luglio 2006

Sarno 2006
  Piccole strade di cemento costeggiano alti canali di drenaggio dove le sterpaglie s’abbarbicano a secchi fondali. Intorno s’assemblano carpenterie, e telai sparsi spingono le fondamenta nel terreno che impolvera i resti diroccati d’una novella Pompei. Dai vani sfondati degli infissi occhi spettrali gettano uno sguardo sconsolato di vano monito agli ostinati rimpiazzi. I sentieri tessono un reticolo che s’allarga salendo a ridosso del borgo, fino alle pendici della montagna, che adesso digrada in artificiosi terrazzamenti sul cui orlo corrono steccati lignei, gemelli di quello che mi sostiene a sommo dell’alta murata che chiude un vasto bacino di raccolta, come un distorto teatro, curvato sull’asse diametrale, ha sotto i miei piedi il palcoscenico in una poderosa imboccatura cementizia che, ispida degli ossidati ferri d’attesa, setaccia l’acqua dai detriti. Sulla destra un imponente muro curvo, sovrastato da uno spalto volto all’interno, suggerisce un impeto centrifugo, spaventevole, per quanto improbabile. E’ un meccanismo che speri non debba mai dare prova di se, ne ammiri l’ingegno, che s’erge in ampi argini, ma ti sgomenta la recidiva ostinazione, il sogno folle d’imbrigliare un monte, e la  sciocca presunzione che la natura s’adatti a noi, speculare principio evoluzionistico che disimpara dal passato.
postato da: narrando alle ore 22:58 | link | commenti (21)
categorie: cronache

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