Oltre il vetro il cielo bruniva i suoi toni incontro alla sera d’ombre nascenti che piano inghiottiva il paesaggio e mi lasciava come unico svago il gioco dei binari che s’intrecciavano a lato del treno. Alla prima stazione la sosta durò un tempo infinito, ché al principio del viaggio ci prende una fame di posti nuovi, una brama d’andare, ed io languivo in quell’ostinata inerzia che ormai tracimava i tempi ordinari e prometteva ritardi. I contrattempi sono come malanni, da principio è solo un fastidio, il viaggio procede lene, ed ecco una breccia nei calzari che c’indispettisce il passo, poi però la cosa s’aggrava e si temono conseguenze, gli appuntamenti minacciano il naufragio e la meta si fa incerta, ci coglie allora l’ansia, ch’è accorata premura di porre rimedio; infine, quando i programmi sono compromessi e più non v’è margine al nostro agire, ci consegniamo rassegnati al fato, ed è quasi un sollievo quello stato di cessata allerta cui segue innocente abulia. Così il capotreno annunciò che un camion aveva sfondato la sponda d’un cavalcavia rovinando sui binari, per cui la linea era interrotta, e che ciascuno provvedesse da sé. Mi prese allora un senso di colpa pensando al disgraziato che un attimo prima era giunto all’ultima sua stazione saltando chissà quante fermate, mentre io mi dannavo per la cattiva riuscita d’un piccolo viaggio. Così me ne tornai mesto a casa, in tempo perché il notiziario locale riportasse d’un cavo elettrico che, ceduto per usura l’attacco ad uno dei tralicci, penzolava malinconico sui binari sgombri bloccando il traffico ferroviario. Apocalittici scenari sfumavano in quell’unico filo monco che m’era costato un’ora di prigionia e mancati impegni, ma infine quella piccola frode la compensava l’allegrezza dello scampato disastro che mi rallegrava la serata.
P.S. sebbene somigli al finale del film “Destinazione Piovarolo” (Totò, Marisa Merlini, Arnoldo Foà, etc.), è un fatto curioso realmente accadutomi qualche tempo fa :-!