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lunedì, 05 ottobre 2009

Lerici 1822

 Il vento portò fin tra le fronde del giardino la notizia che il mare s’era perso fra cattivi pensieri e, scurito di quelle malinconie, rimuginava bianche spume parlottando lungo la costa. Il piccolo legno si torceva già al riparo della murata, e ad ogni onda un brivido ne provava le assi che scricchiolavano rollando. Nessuno savio avrebbe cercato i favori di Nettuno quella mattina, ma più dolci acque avevano già preso parte del mio sangue, e mi pareva bastante tributo, di più l’idea di languire nelle bettole del molo recava uno sconforto di morte, che per contrasto la nera signora offriva le lusinghe d’un lungo viaggio. Quelle tane opprimevano il cuore alla luce risicata di vecchie lanterne, mentre la bufera ad ogni istante mutava spettrali lucori, un chiarore d’anime dannate, ch’al confronto impallidivano i fantasmi d’ebbri racconti d’osteria. Fra l’annodare storie assieme ai vecchi pescatori, ancorati al lume del focolare, ed essere mozzo nella ciurma di Caronte, scelsi l’ultima, ma non fu gran pena, giusto l’acredine d’un ultimo sorso, poi era già il silenzio, infine giungemmo in porto, l’unico possibile per noi.
postato da: narrando alle ore 21:44 | link | commenti (7)
categorie: corrispondenze impossibili
lunedì, 28 gennaio 2008

eolo

 Non all’occhiello della porta devo cercare l’ospite che scuote l’uscio con premura da fuggiasco, il suo arrivo l’annuncia il pino, tra le cui fronde sibila uno spettrale benvenuto, e scuote e s’inflettono i rami in scomposti inchini. Fra le creste dei monti s’è rovesciata l’otre d’Ulisse, e di là giunge l’aereo viandante; con gelide raffiche spazza i campi ed invoglia alla clausura; non è sgarbato, ma da sempre s’affretta ad ignote mete, e con se trascina il pietrisco che ruzzola sulla strada, e gli sparsi nembi traversano il cielo con rinnovata lena. Quali convegni ti chiamano altrove? Certo non Cupido pungola il tuo passo, ché le donne ti serbano antico rancore per quelle chiome, acconciate di nuovo, che confondi dispettoso, ed infine la bella Elena pare Medusa. La fretta appartiene a noi, il cui breve tempo muta a capriccio del fato, ad anche il vegliardo, sugli ultimi grani della clessidra, lamenta il suo credito di nuove giornate; l’alba ci trova incerti, ma il tramonto giunge prematuro. Pure sovente ci piace indugiare, e pel tempo perso, che più non ritorna, c’è un compenso d’armonia al ricordo delle ore trascorse nell’abbraccio di lei, esplorandone le grazie come i confini del mondo nuovo, o delle sere spese in facezie con gli amici, quando l’allegrezza sciama via le ombre, e domani svanisce in un tempo lontano. Giacché da sempre poni altrove la meta, ed ogni segno, raggiunto, è superato, allenta ora il tuo passo; anche qui si sta bene.
postato da: narrando alle ore 21:52 | link | commenti (14)
categorie: pensieri, corrispondenze impossibili
lunedì, 14 gennaio 2008

assenze

 Le brume addensano oltre gli stecchiti profili dei platani, e si fondono al grigiore dei nembi, quasi il cielo calasse sui campi in cupi vapori, un manto che si sfrangia alle pendici dei monti e ne inghiotte i picchi in livori d’indaco. Alzo il bavero contro le ugge che spirano in simili giornate, che scuotono l’apatia d’un’aria immota, d’un cielo gocciolante tristi umori, e come un refolo improvviso si rinnova il ricordo nell’approssimarsi degli appuntamenti consueti, e mi sorprende di sgomento la coscienza della tua diserzione, un senso di “non più” che traccia impossibili distanze. Per noi il tempo non ammette repliche e conferma il dolore in piccoli gesti monchi, ché le grandi mutazioni sono somma di minuti particolari, e nelle inezie misuri ampiezze d’infinito; l’insieme è un cumulo di riflessi che abbaglia e ottunde. L’assenza non è di ieri, né di oggi, ma dei giorni ignoti che spartiscono il prossimo incontro, d’un’agevole consuetudine che d’improvviso si nega, e in un angolo riposto del cuore salta un tassello, neanche me ne accorgo, ma in simili giornate per accidente v’inciampo.
postato da: narrando alle ore 21:06 | link | commenti (7)
categorie: gli addii, corrispondenze impossibili
lunedì, 09 luglio 2007

selene

 Consigliera silente degli innamorati, furono ardite confidenze a farti arrossire stasera, ed ora vorresti nasconderti a falce, fin quasi sparire in uno spicchio sottile, ma io indovino in te la pena, ché l’eburneo tuo chiarore non cela mestizia. T’impone distanza quest’orbe che m’atterra, e ti trascina al lacciolo come un’amante clandestina, costringe ad obbligate traiettorie il tuo cammino, e solitudine, ché stelle lontane non rischiarano per te la notte, e, nel succedersi delle ere, la felicità è l’attimo breve d’un’eclisse. Quei cuori molli recano a te preci accorate per fugaci dolori che presto cederanno all’oblio, e non sanno che il tempo ha fatto di ghiaccio le tue lacrime, ed i giorni sono il castigo, spilli che s’appuntano al cuore e di nessuno perdi memoria. Stasera accolgo il tuo canto, ché a me tocca pena minore; talvolta inganno le leggi dell’universo, evado dall’orbita imposta, e sogno.
postato da: narrando alle ore 21:12 | link | commenti (15)
categorie: corrispondenze impossibili

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