Com’è sciocco amore, se, passando per i luoghi che accolsero i nostri incontri, con lo sguardo ti cerco, e orizzonti da sempre noti d’improvviso cambiano volto, ed ognuno racconta qualcosa di te, d’un vezzo che t’accomodava i capelli in tal modo, o della veste a fiori che il tuo passo scuoteva, mentre da cieche distanze ti facevi più nitida e nuova al mio cuore, che t’accoglie da allora come insperata fortuna, e talvolta inciampa nei suoi battiti e smarrisce le sillabe, e, se mi chiedi conto dei miei pensieri, taccio, per non dire che sono comete in periodico orbitare attorno all’idea di te, che mi regali promesse di domani e quieti la smania antica di andare, d’afferrare al volo un qualche predellino verso ignota meta; oramai in tua assenza “altrove” è minaccia di confino.