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lunedì, 30 novembre 2009

le donne e l’amore

 adesso mi capita di vederla assai di rado ed ogni piccolo mutamento mi dichiara minaccioso il suo presidio. Un’ombra di tristezza sul volto, un pensiero ricorrente, che la rende silenziosa e lontana, sono i dolenti testimoni di un amore sbagliato. Vittorini scriveva: “al principio dell’amore di ogni donna c’è una macchia rossa, ed il bene che conta è sempre al di là di questa macchia”. A me pare piuttosto che il bene delle donne sia sempre al di là di un dolore, che la vita chieda loro di pagare assai cara la scelta d’una passione. Queste creature complicate, spesso volubili, seppure talvolta cullano la propria vanità sull’adulazione di eterni innamorati, è pur vero che hanno il coraggio e la follia di imbarcarsi in storie disperate e, con una logica che uccide la ragione, si passano di propria mano una lama tra le carni. Sanno che resterà lì a tormentarle ed ogni suo affondo è un dolce dolore che più le innamora. A sentirle, pare conoscano bene la frode che nasconde questo assurdo sentimento, edulcorato spirito di riproduzione, ma allora perché ne sono le vittime più dolenti?
postato da: narrando alle ore 21:26 | link | commenti (4)
categorie: amore, le donne
lunedì, 23 novembre 2009

dipoi

 Al tempo che ci si strugge d’un amore perduto, la ragione è soverchia, e lo sguardo cerca un caro fantasma che più non appare, e s’abitano i ricordi, ingannevole malia d’un breve sollievo, cui segue maggiore nostalgia. D’un lungo discorso avanzano stringati lacerti, e si ritrova una grafia minuta stretta nell’angolo d’un foglio, a raccontare la grazia riposta dei suoi modi, e la sorpresa d’una tale sorte rubava le parole, e mille omissioni poi tormentano i rimorsi, e che sciocca idea centellinare il bene per i giorni a venire, ciò che resta da dire è moneta fuori corso che più non seduce il creditore, un bottino di questua che ingombra le tasche e risuona secondo il passo con molesta melodia. Due sillabe infine si concedono, inviso requiem alle proprie speranze, ma dirle a che vale? Basta per entrambi univoca sentenza, non c’è replica ad un addio.
postato da: narrando alle ore 21:24 | link | commenti (4)
categorie: gli addii
lunedì, 16 novembre 2009

miopie

 Il nostro sguardo non arriva abbastanza lontano, si perde nella nebbia delle paure e nel fuoco breve delle passioni. La verità è un passo oltre e la sua regola è difficile. La coscienza di ciò che facciamo è la condanna per le nostre omissioni.
postato da: narrando alle ore 21:29 | link | commenti (2)
categorie: pensieri
lunedì, 09 novembre 2009

il bontempone

 “Nun ten sciort!”1, perché la fortuna, ch’era incolore per i latini, qui nasce rosa, a compenso d’un intorno che s’offre a fatica e chiede il favore degli eventi perché la faccenda abbia gioco, mentre lui, che da sempre imbastiva dovizia d’imprese, l’accoglieva una sorte dispettosa che puntualmente lo rispediva al capolinea, e n’avrebbe fatto un cruccio duro a passare, se avesse provato un bilancio, ma quello ne usciva ogni volta più leggero, come chi, partendo con poco bagaglio, l’offre in dono prima del ritorno; allo steso modo, per ogni sogno mancato, cadeva una zavorra di timori e si faceva ragione che, ruzzolando su accidentati precipizi, sono le aspettative a farci gravi e accrescere il danno. Per questa levità di cuore gli sortiva un fare da guitto che tutto volgeva al sorriso, ed offriva a sé, prima che agl’altri, la lima dello scherno che smussa picchi d’orgoglio ed infine c’affratella. Quella mattina l’alba faticava a scrollarsi di dosso le prime foschie, e trovava un grigio riflesso nei volti assonnati che di malavoglia s’affacciavano al giorno, allora, atteso che l’apprendista gli porgesse il caffè, si rivolse a lui con voce querula, come certe donne il cui universo pare implodere ad ogni minuzia, e gli chiese “Scusa, si potrebbe avere una tazzina col manico a destra?”, e mentre quello s’affaccendava a cercare d’intorno, molti trovavano un principio di buonumore a capo d’un lungo giorno.
 
1 non ha fortuna
postato da: narrando alle ore 21:02 | link | commenti (2)
categorie: racconti
lunedì, 02 novembre 2009

2 novembre

 E’ di mozzi steli ed una piccola lucerna l’ultimo dono che ti si offre, ma solo la memoria paga un più giusto tributo. Fuori o dentro queste mura, un ricordo inatteso t’offre opportuna dimora.
postato da: narrando alle ore 22:23 | link | commenti (2)
categorie: ricordi

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