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lunedì, 28 settembre 2009

ieri, oggi e domani

 La sera si faceva piano intorno, come un velo ad escludere il mondo, ed oltre il tuo sguardo  (finisterre dei miei occhi) il buio celava inutili scene di frettolosi passaggi, offrendoci quella solitudine fittizia ch’è indifferenza d’altri. Per gioco ti piacque disporre i nostri trascorsi secondo l’ordine dei giorni, abbicando date ed eventi come s’appaiano le calze, prammatica faccenda che spesso testimonia cura d’affetti, allo stesso modo donavi quella breve cronologia d’incontri come un vademecum al tuo cuore ed offerta di memoria, che entrambi apprestano simultanea dimora al principio d’un bene, ed, improvvisa come un’epifania, mi sorprese coscienza che già per noi una ricorrenza si compiva, che l’insperato incipit stendeva un lembo di trama, ed assieme si poteva spartire un po’ di passato, tempo che aveva peso per te che ne portavi leggero fardello, mentr’io quel poco in più volentieri l’avrei lasciato in pegno al Monte, ma questo nuovo, che aveva il tuo volto, m’incantava più del futuro che si disegna quando solo i sogni dettano il canovaccio, perché questo aveva in te sostanza e presagio, e nei tuoi occhi cercavo di noi come in un cristallo di negromante; ma allora mancai gl’auspici, e non seppi che già mi facevo ricordo ed appartenevo ad un tempo che non era quello a venire.
postato da: narrando alle ore 19:10 | link | commenti (5)
categorie: amore, ricordi
lunedì, 21 settembre 2009

autodafè

 Caddero, queste parole, come pioggia d’inverno, inutile frastuono, che di più incupisce lividi cieli.
postato da: narrando alle ore 21:25 | link | commenti (4)
categorie: pensieri
martedì, 15 settembre 2009

la rosa

 Afrodite di petali leggeri, dolce promessa di primavera che non conobbe estate, sul tuo sogno mancato stillo un’ultima lacrima, e un’altra soltanto, acre rugiada d’un lacero cuore. Ora la sorte ti nega al mio sguardo, il tempo le si accorda e sbiadisce un ricordo, ma cerca minuti appigli la speranza, e un piccolo compenso m’avanza ancora, un crepuscolare vezzo, un segno di tardiva fanciullezza: ho offerto dimora alla rosa che mi desti, un vecchio coccio, un palmo di terriccio, e un lembo di verde piano riconquista le foglie; ancora lunge l’anno venturo, ma, sempre che Demetra voglia, a primavera avremo nuova fioritura. A questo tenace ricordo ho dato il tuo nome, una piccola offerta con la quale tengo fede al patto.
postato da: narrando alle ore 11:26 | link | commenti (7)
categorie: amore, le donne, gli addii
lunedì, 07 settembre 2009

attaccabottoni

 Mi piacciono le ciarle che la gente dispensa come vuoti a perdere, irrelati principi d’un breve discorso, offerte di pura cortesia, d’una confidenza che addensa piano con quotidiano garbo, come gli steli che s’aprono risicata dimora fra le fughe delle riggiole e ne sconnettono l’ordine tedioso, un’eversione del grigiore silente che accompagna rutinari esodi, ed offre nuovo asilo a riparo dalla solitudine. Mi piace la leggerezza di quel gesto immediato, che non inciampa nei lacci della timidezza e scavalca la pigrizia degl’indolenti, ed il silenzio era più facile scelta, grigia uniforme dell’ordinaria indifferenza, ma quella nuova licenza è per entrambi offerta e compenso. Mozzi discorsi scoprono talvolta inatteso prosieguo, ordinari presagi di mutevoli cieli cedono il posto a stralci di curricula, e quelli, che avevano battesimo dalle coincidenze di reiterati incontri, acquistano un nome ed un passato, più ampio con l’andare dei giorni, e talvolta dell’altrui storia ciascuno diviene piccola parte. Un passo prima io dileguo, minore conoscenza preserva di me un buon ricordo.
postato da: narrando alle ore 21:02 | link | commenti (7)
categorie: pensieri

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