Mi piacciono le ciarle che la gente dispensa come vuoti a perdere, irrelati principi d’un breve discorso, offerte di pura cortesia, d’una confidenza che addensa piano con quotidiano garbo, come gli steli che s’aprono risicata dimora fra le fughe delle riggiole e ne sconnettono l’ordine tedioso, un’eversione del grigiore silente che accompagna rutinari esodi, ed offre nuovo asilo a riparo dalla solitudine. Mi piace la leggerezza di quel gesto immediato, che non inciampa nei lacci della timidezza e scavalca la pigrizia degl’indolenti, ed il silenzio era più facile scelta, grigia uniforme dell’ordinaria indifferenza, ma quella nuova licenza è per entrambi offerta e compenso. Mozzi discorsi scoprono talvolta inatteso prosieguo, ordinari presagi di mutevoli cieli cedono il posto a stralci di curricula, e quelli, che avevano battesimo dalle coincidenze di reiterati incontri, acquistano un nome ed un passato, più ampio con l’andare dei giorni, e talvolta dell’altrui storia ciascuno diviene piccola parte. Un passo prima io dileguo, minore conoscenza preserva di me un buon ricordo.