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lunedì, 29 giugno 2009

favola

 Il tavolo della toletta reca i segni d’un lungo rimestio, e la stanza ha trovato nuova tappezzeria nelle vesti scartate e lasciate all’aria come spoglie dopo la battaglia, ma uno sguardo insoddisfatto indugia allo specchio, sull’orlo d’una drastica risoluzione che disfi l’opera a lungo patita, ed è solo il richiamo delle contingenze a risolvere la decisione. A volte penso che non fummo noi a precederle, sacrificando una costola per la loro compagnia; forse ad esse appartenne il principio, ed erano in sé perfette e compiute, ignare dei cattivi giochi di Marte, e senza cagione che dettasse gelosia. Pure andavano meste, come se la terra esalasse zolfo, ed ogni rivo stillasse acqua di stige, e rifuggivano le fonti perché il riflesso che tremava sulle acque pareva una perfida caricatura, che le ninfee schernivano con i loro candidi petali, e le farfalle si facevano più lievi per contrasto alla gravità dell’umano passo, e da ogni anfratto l’Eden pareva fiorire un impari confronto. Allora il divino artefice, commosso che tanta grazia inducesse al pianto la sua massima opera, offrì loro negli occhi degli uomini un giusto specchio, disattento ai minuti inciampi d’una natura distratta, ma capace di cogliere la grazia, che per loro viene ad un ruvido cuore.
postato da: narrando alle ore 21:14 | link | commenti (7)
categorie: le donne
lunedì, 22 giugno 2009

amori nuovi

 Com’è sciocco amore, se, passando per i luoghi che accolsero i nostri incontri, con lo sguardo ti cerco, e orizzonti da sempre noti d’improvviso cambiano volto, ed ognuno racconta qualcosa di te, d’un vezzo che t’accomodava i capelli in tal modo, o della veste a fiori che il tuo passo scuoteva, mentre da cieche distanze ti facevi più nitida e nuova al mio cuore, che t’accoglie da allora come insperata fortuna, e talvolta inciampa nei suoi battiti e smarrisce le sillabe, e, se mi chiedi conto dei miei pensieri, taccio, per non dire che sono comete in periodico orbitare attorno all’idea di te, che mi regali promesse di domani e quieti la smania antica di andare, d’afferrare al volo un qualche predellino verso ignota meta; oramai in tua assenza “altrove” è minaccia di confino.
postato da: narrando alle ore 20:59 | link | commenti (16)
categorie: amore
lunedì, 15 giugno 2009

la famiglia

 Ci conosciamo dai difetti, come i cani dagli odori, perché questo solo ci raccontiamo, le paure che c’assillano la notte e che ci ritrovano insonni per diversi pensieri in un’unica stanza, le piccole manie che c’imponiamo a vicenda, e che disegnano opposte fazioni attorno a sciocchi dettagli, altri s’accapiglino su vasti imperi, a noi basta saltarci alla gola per la saliera che ha mutato posto, e guai all’empio che se ne fece reo! Quanta più fatica a tirare fuori quel poco di buono che ci portiamo dentro, e quel fiato che si fa grosso per lagnare mancanze, d’improvviso si fiacca, come le vele per imprevista bonaccia, se solo ci tocca una conferma d’affetto. Eppure sappiamo dell’altro il muto bene che ci soccorre nei momenti di sconforto, affetto di sangue, come per una parte di noi, come per una mano, che, se anche ne vorresti diversa la linea, non per questo l’affidi alle braci dello Scevola, ma piuttosto ne hai maggior cura, e le piccole migliorie che le apporti ti paiono radicali mutamenti. Così c’amiamo noi, per necessario egoismo se l’altrui danno ci reca speculare offesa ed oltre, perché la carne che più duole è quella che ricopre le ossa.
postato da: narrando alle ore 21:24 | link | commenti (6)
categorie: pensieri
lunedì, 08 giugno 2009

attese

 I ciottoli del lastricato offrono mille inganni al tempo dell’attesa, che stilla un lento veneficio di paure crescenti, un timore d’abbandono come ai cuccioli prima di farsi randagi. Allora separa i conci chiari da quelli più scuri e rintraccia gl’archi che ne disegnano i ventagli, e ne assembla le fila e poi le schiere, ma le lancette conservano un’ostinata postura e lei diserta l’orizzonte. Così è l’attesa dell’innamorato, impaziente eppur generosa, al quale, passata ch’è l’ora fissata al convegno, ogni attimo stringe il cuore in una gelida morsa, ma lui trova ancora tempo da dedicare alla sua bella, ancora quando la somma di quello trascorso assai avanza il buon senso e sconforta ogni speranza. Allora chiede conto alla sorte di mancate promesse che si sfilacciano in questa mesta agonia. In sua compagnia le albe volgevano anzitempo al tramonto, dettando premura di nuovi incontri, e quel che s’era taciuto pareva ancora da dirsi, e mille conferme son poche, se già le labbra mancano l’invito e lo sguardo rifugge altrove, allora le fa voto d’ogni gioia futura che non sia lei, e al suo nume sacrifica il passato, smemorando gl’andati giorni che di lei serbavano ignara promessa, e fra i palmi le consegna un cuore tremante e con mille baci sigilla il dono. Il giorno però cala le cortine sulle sue speranze, che più non scrutano l’orizzonte, e già di lei cercano fra i ricordi.
postato da: narrando alle ore 23:24 | link | commenti (7)
categorie: amore
lunedì, 01 giugno 2009

la biscia

 La mattina ancora ci salva dalla calura, e offre un sole basso che tinge d’oro la collina nel riquadro delle imposte, così vado ad occhi stretti per la via che riverbera chiari abbagli, e scopro tardi nel mezzo della strada una lucida spirale che si torce, e scuote al fondo ingiusta repulsione che si mischia ad una maldestra pietà, e indirizza la mia traiettoria perché non incontri la sua, ma infine, quando ogni variazione è preclusa, la vedo alzare il capo e tendersi in uno scatto che la condanna alla ruota. Appena oltre, lo specchio mi da conferma del malfatto che ha steso una piccola chiazza rossa sul nero dell’asfalto, e penso che negli anni, che già di metà soverchiano la decina (e bastano ad indurre nostalgia), mi sono premurato di non portar pesi di mozze anime sulla coscienza, ma questa, che mi condanna ad un empio gesto, resta affisa alla via e scivola indenne fra i miei rimorsi, perché, così come in vita le avrei preferito altre creature, di nulla più meritevoli di lei, anche ora, nello strazio della morte, che pure ai rei offre pietà, quella resta orba di lacrime, a scontare misera la sua brutta nomea di sfortunata figliastra di madre natura.
postato da: narrando alle ore 21:28 | link | commenti (4)
categorie: gli animali

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