La mattina ancora ci salva dalla calura, e offre un sole basso che tinge d’oro la collina nel riquadro delle imposte, così vado ad occhi stretti per la via che riverbera chiari abbagli, e scopro tardi nel mezzo della strada una lucida spirale che si torce, e scuote al fondo ingiusta repulsione che si mischia ad una maldestra pietà, e indirizza la mia traiettoria perché non incontri la sua, ma infine, quando ogni variazione è preclusa, la vedo alzare il capo e tendersi in uno scatto che la condanna alla ruota. Appena oltre, lo specchio mi da conferma del malfatto che ha steso una piccola chiazza rossa sul nero dell’asfalto, e penso che negli anni, che già di metà soverchiano la decina (e bastano ad indurre nostalgia), mi sono premurato di non portar pesi di mozze anime sulla coscienza, ma questa, che mi condanna ad un empio gesto, resta affisa alla via e scivola indenne fra i miei rimorsi, perché, così come in vita le avrei preferito altre creature, di nulla più meritevoli di lei, anche ora, nello strazio della morte, che pure ai rei offre pietà, quella resta orba di lacrime, a scontare misera la sua brutta nomea di sfortunata figliastra di madre natura.