Lungamente celarono misteri nel frusciare delle gonne, e il tempo consolida segreti cui ti danno parziale accesso, poi il sorriso s’adombra in una piega più cupa del volto, e gl’occhi pongono infinite distanze a riparo dei pensieri. Saperne gl’umori, come il palco oltre le quinte, e tentarne il varco è impresa che soverchia l’amore e chiede pegno di devozione, diversamente si resta alle soglie del cuore, ignoto ingranaggio che armeggi maldestro, misconosciuta pietra filosofale, ma per errore trasformi l’oro in pianto, e non era nei piani raccogliere tra le mani i poveri cocci, e rabberciare il bel gioco in forme più aspre, ma non siamo avvezzi alla gioia, e c’urtiamo contro fino a sentirne addosso le schegge, puntute lamelle che tagliano la pelle, e nel dolore ci rendono a lidi più noti. Sulle vostre labbra è traghetto d’eliso, ma noi c’impantaniamo alle rive dello stige, e fu soverchia impresa trarci alla luce, più spesso c’incontriamo a mezza via, fra dolenti lacrime di gioia.
Con i migliori auguri alle belle d'ogni latitudine, ma solo alle belle, che sono la totalità :)