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lunedì, 23 febbraio 2009

sincronie

 L’amore è un fortunato accidente, nel quale s’inciampa per liberalità della sorte, e quella tende a serrare bene i lacci della borsa, dispensando più spine che rose, per cui s’intende che il piccolo prodigio merita le cure riservate ai cuccioli, un nido di premure al riparo dagli affanni, e conferme d’affetto che si fa devozione. Taluni però stimano Cupido sia un lesto sensale, a perenne suggello d’ogni buona occasione, e, se per loro la logica ammaestrò i palpiti del cuore, non intendono motivo per il quale altri debbano fare una scelta ineguale, e a contrappeso della stadera pongono affetto ed accese passioni. Per tali ragioni le furono condanna i propri natali, che, incuranti d’ogni convenienza, avevano preceduto di tre anni quelli dell’amato. A lui quell’involontaria premura non pareva un’offesa degna di biasimo, come d’un corridore sleale che avesse anticipato la partenza, ed in fondo lei avrebbe volentieri attardato il passo per consegnargli la staffetta, ma altri protestarono che la norma è saggezza al riparo dalle eccezioni, e s’affrettarono a tirarlo per la manica lontano dall’incauta scelta. I “buoni consigli” ne avrebbero mutato la traiettoria come i nostri sospiri allineano stelle propizie ad uso dei sogni, ma la guerra ebbe più strenue ragioni nel destinarlo ad infinite distanze mai più ricolmate, così lei restò a fissare il proprio cuore, dove s’era formato come un incavo, a perfetto incastro dell’altro, e le parve arduo trovare altrove una pari simmetria, perciò restò in solitudine a sgranare i lunghi anni della sua vita, come un monotono rosario di giorni, e solo quando arrivò all’ultimo “amen”, i familiari scoprirono con sorpresa che i suoi compleanni avevano sempre taciuto un triennio, tardivo, ingenuo rimedio alle passate sventure; ma a quel punto il tempo era affare di chi restava.
postato da: narrando alle ore 21:55 | link | commenti (15)
categorie: amore, ricordi, le donne
lunedì, 16 febbraio 2009

tassonomia dei crucci

 Lievi dolori tremano dinanzi al tempo, che ne smussa le armi come il vento incide melodie fra i camini delle fate, ma se il cuore non rinnova diluvi di lacrime, non furono i giorni ad indurre indolenza, non come un palmo che ispessisce all’uso della verga, e dei passati affanni più non si duole. Altri siamo noi, che ci guardiamo indietro, e ci vediamo lontani, ed estranei al giorno che ci tiene, e da quelli il tempo c’ha reso alieni, e dissimili ché più non riconosciamo per nostre le loro pene; così per i passati errori germoglia la comprensione ch’a noi stessi neghiamo, e riserviamo ai bimbi ed ai vecchi, per i quali la vita appresta misteri ed il passo non conosce la prossima meta, incontro o lontano dal chiarore del giorno, come per loro si usa indulgenza, parimenti per i noi di ieri, ed i piccoli torti, che ci toccò patire, sbiadiscono nel segno della cicatrice che più non si vede, né rammenta l’antico rancore. L’assenza che più non si colma, la grazia sciupata in piccole beghe, per queste faccende s’accampano invano gl’anni, come le pietre miliari lungo la via, scandiscono tempo di lacrime, e più t’avanzi, più il ricordo della perduta gioia strugge pianti disperati, e domani è un crudele carceriere, che per il bavero ci trascina lontano da giorni migliori.
.
P.S. un grazie a bubybu per l'apprezzamento dimostrato verso questo piccolo spazio ciarliero :)
postato da: narrando alle ore 21:46 | link | commenti (5)
categorie: pensieri
lunedì, 09 febbraio 2009

la ninfa (3)

 Beh, pare che qualcuno abbia accolto l’invito (a tutti un sincero grazie), per cui riporto i relativi prosieguo, e chiudo con un piccolo aforisma contro reticenti silenzi che ci consegnano alla solitudine, perché la felicità richiede sempre un azzardo:
 
Mancanza di un amore, sua ricerca solinga tra le pieghe dei sogni, celate ai miei bisogni.
Mancanza del mai visto, come onde del mare che arrivando allo scoglio, timorose ristanno.
Così pensavo nelle notti insonni, forte la mano a ghermire i miei sogni.
E negavo beltà al mio vivere il sogno, arrossendo al pensiero di quel verbo mai usato ed al corpo taciuto.
Era così che tendevo la mano annaspando nel buio, ricercando una mano, inventandone il tocco.
Era così che il tuo volto svaniva ed a quello di un altro rilasciava sembianza.
Lui mi voleva, incurante del tutto, infrangendo il suo culto, rinnegando il suo credo.
I mie dinieghi diventarono santi, a loro rivolgevo ogni notte i mie affanni, finchè un meriggio, ricercando riparo, tentai una prece, inchinata su un banco.
Fu sua la mano che cingeva il mio fianco, fu sua la bocca che saggiò le mie labbra.
Fu pioggia santa a pulire il mio corpo, fuggendo dalla sua invadenza in tuo ricordo.
Non dire ora che tu cerchi l’assenso, nella mai bocca è sapore d’assenzio.
Dimmi il tuo tocco, sentirò il rumore, se mai, sia mai, un giorno, io l’udrò alla mia porta
MaraGi 
 
...e la puella con le trecce sciolte, camminava a piedi nudi nei vialetti del giardino di Boboli... e inseguiva tra le immagini il suo tempo passato quando nobildonna era di Casa Medici...
io, nascosto tra rami d'ulivo chiedevo aiuto ad Afrodite e Diana per lanciarle i miei dardi d'amore.
baronerosso1 
 
Solo ieri sera, alzando gli occhi alla luna quasi piena,
ho pensato a te, mio re, immaginandoti
con lo sguardo fiero verso me, verso la stessa luna....
E mi son sentita regina,
oh..no...mai potrei sentirmi a te pari,
ma principessa ..ecco si...principessa !
Principessa dei sogni...
Sono andata al mio mare per ritrovarti, ascoltarti...rivederti...
Ho trovato i miei sogni riflessi in quelle acque,
oh come splendeva quell’argento lunare.....
Mi è sembrato di ascoltare la tua voce
mi è sembrato di vedere il chiarore dei tuoi occhi,
quell’azzurro tanto sognato,
fondersi sol per me
nell’oscurità macchiata dal chiarore lunare.
Mi è sembrato udire una musica carezzevole,
poche note a sottolineare un incontro fugace ma tanto tenero…
Per pochi attimi
(oh…dolci e semplici e interminabili attimi!)
mi è sembrato di sentirti con me
sentirti parlare alle mie orecchie
come il vento parla alle foglie,
la tua voce come strumento invisibile
per una piccola gioia, gioia infinita….
Per pochi attimi
(oh se fossero durati eterni !)
ho sentito le tue mani sul mio collo
due dita a carezzare vene pulsanti d’amore per te…
Mi sono seduta sulla riva per non cadere,
ho temuto che il desiderio di te
(inebriante)
mi facesse perdere ogni controllo.
Ho temuto di svenire, perdere completamente
la forza di mantenermi ritta,
ho temuto che il tuo entrarmi dentro fosse visibile agli altri,
ho temuto di non saper nascondere come si sente il mio corpo
quando tu dilaghi in me.
E poi….
e poi nell’abbraccio del cielo stellato
(stelle…sorelle amorose e complici…)
ti ho desiderato,
voluto ed amato,
con tenerezza quanto ardore,
con gioia e dolore,
dolore di perderti,
dolore di…
veder svanire un sogno….
Ma la mia gioia non finirà..
io lo so.
Perché mai finirà la brama che ho di te,
quest’amore sarà sì davvero per sempre
io lo so.
Non può finire l’amore perfetto,
perché il mio per te
è
un amore perfetto
Mi specchio ancora in queste acque e mi vedo…
vedo la mia figura dalle curve morbide
(che tanto desideri…)
Vedo i miei capelli sciolti per solleticare le tue labbra…
Vedo le mie gambe
che carezzi solo sfiorandole.
Vedo i miei occhi che parlano troppo….
(così mi fu detto un dì…)
Acque magiche….
Vedo tutto….
tutto quello che non c’è più !
(c’è mai stato…?)
Vedo la mia anima
per sempre prigioniera di te.
Ti saluto qui
mio mare,
acque calme e silenziose
per un amore che vorrebbe gridare
ma che ha perso la voce per sempre il giorno in cui il sogno svanì.
Tutti i sogni svaniscono all’alba…
Ma per ritrovarti,
anche se in sogno,
tornerò ancora qui a specchiarmi,
mio mare,
per ritrovare il mio re,
per sentirmi ancora
principessa dei sogni!
gillian56 
 
“Come i baci, le parole hanno giusta dimora sulle labbra.”
postato da: narrando alle ore 22:43 | link | commenti (7)
categorie: amore, racconti, amici, aforismi
lunedì, 02 febbraio 2009

la ninfa (2)

MaraGi propone un seguito del precedente post, che pubblico volentieri, ed accludo un ulteriore prosieguo.
A chi volesse, libertà di immaginare ulteriori sviluppi, e di aggiungere nuove voci d’altri personaggi, ogni contributo troverà pari ospitalità…
 
“Era leggero il passo sotto le mie scarpe, verdi d’estate, tra la terra arsa e il giardino in rugiada, pronto a richiedere acqua alle mie mani.
Nascondevo alle foglie il mio stupore quando una spina in rosso somigliava al mio giovane amore che passava, giù nel vialetto che al fiume trasportava.
Bruno, io lo vedevo, mani forti, gambe potenti usate nella corsa, mentre scendeva lento ad osservare quella mia foglia in volo al fiume, verso il mare.
Lui fermava lo sguardo alla mia siepe e non ardiva cercare nei miei occhi quello che non temeva e non voleva. Era di un'altra, in sagoma, il suo corpo e mi sedevo allora, a cercar conforto nei sogni di ragazza mai violata, bianchi come la neve ormai caduta.
Vedevo nel tuo sguardo controllarmi, sapevo dello scatto pronto all’uso se mai fossero state mani nelle mani. Ora è già inverno e vedo il mio giardino scaldare l’altra al fuoco di un camino che mi aveva bruciato nella attesa.
Il tuo seguirmi il passo, rasserena.”
(MaraGi)
 
... Un amore mancato, come un bimbo che si trastulla al suo gioco, e nei sogni per ogni ninnolo inventa un nome e gl'appresta nuove avventure, così l'innamorato s'immagina le risposte a taciute domande, e quelle confidenze, cui mai diede principio, rendono lieve tepore alle notti solinghe o si confondono ad altre labbra, labbra devote alle quali si deve pari moneta; ed io pago il mio pegno, e resto a vedetta d'un amore sbiadito, che cerca conferme in gravose promesse; ma il pensiero di te scardina i miei buoni propositi e riconduce i passi a quel sentiero, ed ora un po più lungi, al riparo dai tuoi occhi, che sono approdo cercato, ma per entrambi hanno patito un lungo silenzio, e, se le labbra restarono mute, ora anch'essi vacillano nelle proprie speranze, e temono siano volti in diniego quelli ch'erano un tempo cenni d'assenso...
a voi il seguito...
postato da: narrando alle ore 21:29 | link | commenti (9)
categorie: ricordi, le donne

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