narrando

c'incontriamo al solito post

Chi sono

Utente: narrando
Nome: Antonio
sono un mercante di fole, il vostro sorriso è la mia sola moneta

Partecipano

Foto recenti

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte
lunedì, 26 gennaio 2009

la ninfa

 Stagione d’albe tardive, assonnate fra le brume d’eterni scrosci, e torbida foschia che la notte trascina al suo commiato, stamane ha velato di nembi il picco del colle, e lacrima una pioggia fine, rada nelle veloci traiettorie, che in controluce traversano l’orizzonte e s’annunciano alle pozze sulla strada. Per contrasto e per dispetto s’avanza il ricordo dei pomeriggi d’estate, che t’impegnavano alla cura del giardino, e t’arrossavano le gote come gl’amori novizi, che sussultano al trovarsi delle mani. Al ritorno petali tra le chiome, e uno sbuffo di terra ombreggia le tempie, accaldata e scomposta, sei una driade che si trae alla sua scorza, e t’imperla la fronte sensuale rugiada e maliziosi pensieri, che socchiudono sguardi d’intesa, ed un sorriso attenta il precario equilibrio dei sensi. Beltà in te si veste d’edera e di fieno, del bruno riflesso dei tuoi occhi d’ambra, che ignorano il belletto, e s’offrono languidi alle carezze del meriggio, e se mi torni alla memoria in questi livori d’inverno, è perché sei come l’iride, che ora si diparte dai coppi sconnessi del vecchio borgo e ritaglia un’ostinata striscia di colore nel grigio dei nembi, parimenti il tuo ricordo scansa le ugge del mio malumore, e il cuore di nuovo rasserena.
postato da: narrando alle ore 21:54 | link | commenti (5)
categorie: ricordi, le donne
lunedì, 19 gennaio 2009

bucolica

 Nel confine d’antiche mura le case s’assiepano compatte lungo i vicoli, offrendo piccole logge e finestre ingombre di gerani, e le bouganville scavalcano il recinto dei giardini per piovere in accesi grappoli di petali indolenti; un posto fatto di legno e pietra, non un prodigio ignaro del tempo, ma una cura più accorta che al tempo rimedia con quotidiane premure, e quel ch’è di tutti è da tutti stimato non meno che le proprie sostanze. In quel piccolo borgo, nelle mattine di domenica, il lastricato della piazza principia il suo calpestio con i passi della signora Iole, che, avvolta nello scialle come un brigante, compie una visita furtiva alla beccheria, dove acquista una mezza dozzina d’uova, e le ripone sul seno, alla maniera che una volta si covavano gli zecchini, e col suo curioso segreto imbocca a ritroso la via che porta in paese, dove i platani montano un eterno picchetto a guardia dell’ombra che custodisce il gelo nei fossi, e secondo le stagioni, tengono a bada i venti di tramontana, e il sole del meriggio, perché sia più lieve il viaggio di chi l’attraversa. A quelli che vengono dalla città in cerca d’agresti piaceri, e fermano l’anziana donna per chiederle lumi sulla raggiunta meta, lei offre la fortuna d’acquistare uova ancora calde di chioccia.
postato da: narrando alle ore 22:17 | link | commenti (10)
categorie: racconti
lunedì, 12 gennaio 2009

chicco e i fiocchi

 La neve ha pochi doni per noi, più spesso accade che diverse primavere ne separino la venuta, ma quel mattino il suo manto s’impigliò nelle fredde correnti che da nord avevano portato merletti di brina fra gli sterpi del roseto, e vi cadde in un velo lieve, più ostinato dei primi tepori del giorno, ed il giardino prese nuove forme sotto il candore dei fiocchi. Se ne accorse il cane, che punteggiò la coltre di piccole orme, incredulo della scia che ne seguiva il cammino, e ovunque affondava il muso, come scoprendo un nuovo dominio alle sue avventure, e stagliava il fulvo pelo in quel candore, quando i pampini piegarono gli steli sotto il gelido fardello, facendone dono inatteso al mio piccolo amico, che scrollò il capo bagnato, e corse al riparo delle braci, nell’attesa che l’importuno ospite togliesse le tende.
postato da: narrando alle ore 22:57 | link | commenti (11)
categorie: ricordi
martedì, 06 gennaio 2009

san silvestro 2008

 Ero un piccolo eschimese dal volto paffuto, che faceva capolino nel tondo del cappuccio d’un giubbetto polare pensato per ben altri climi che non la blanda tramontana che ondeggiava le luminarie di quel lontano natale, e dalle tasche spuntava sempre qualche miccetta pronta a strepitare all’uscita di scuola, o, con maggiore soddisfazione, nelle otri di vetro incautamente lasciate aperte, dalle quali l’eco mandava attorno parvenze di temporale e le urla di mia nonna che presagiva il danno da sanare. A noi piccoli erano riservate queste innocue cineserie, ma ricordo bene gl’oscuri involti che a gran voce salutavano il nuovo anno, talvolta persino privi di miccia, con cupi schianti scuotevano i vetri delle imposte e i nervi dei viandanti, che non lesinavano un compenso d’improperi allo scriteriato artificiere; ma oltre la varietà di questi primitivi ordigni, era nelle “franceselle” che la tradizione racchiudeva lo spirito beffardo di partenope, in una briosa teoria di piccoli scoppi, come una lusinghiera blandizie che preparava i cuori all’inatteso tonfo del finale, un concerto che si perde nel colpo di grancassa. Stasera invece le polveri tacciono, per ragioni che non so dire, e nella piazza, fatta silente dalle mutate abitudini, due innamorati salutano il nuovo anno a colpi di baci.
postato da: narrando alle ore 00:48 | link | commenti (6)
categorie: ricordi

Creative Commons License
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.