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lunedì, 27 ottobre 2008

nuova fioritura

 Nuove faccende mi avevano preso per la manica e obliato le premure di sempre, e quando la cattiva coscienza delle mie omissioni mi destò in malo modo, come uno schianto nella notte, lo trovai ormai esangue, riverso oltre l’orlo del vaso, con le foglie avvizzite che sfioravano terra, e il vento ne staccò una, come una lacrima che suggella un addio, ed io lasciai che l’autunno, cupo a ridosso dell’orizzonte, affidasse al vento l’esili fronde. Accade però che i mali a lungo annunciati arrechino più timori che offese, e così un tiepido ottobre indugia nel verde dei campi, e nel chiarore di giorni assolati, che affollano le strade d’allegro passeggio, e sugl’egri sterpi, ormai disperati, rossi petali son tornati a fiorire con corolle d’arancio, come minute fiammelle sparse a raggiera in cima allo stelo, sospese nella posa scomposta che più non rimedia, paiono fuochi d’artificio accesi nel pieno del meriggio. Più m’è caro quel buffo fogliame, che al mio pari offre gemme d’ostinata speranza al vento incurante che ne fiacca i rami.
postato da: narrando alle ore 21:20 | link | commenti (10)
categorie: pensieri
lunedì, 20 ottobre 2008

sacrario militare

 Del mare non un lontano sentore giunge a questi luoghi, né rammenti le resine odorose della pineta, dove si ruppero i ranghi, qui ricomposti in filari di candide steli, schiera spettrale che troppo soverchia l’umana pietà. Oltre l’orizzonte qualcuno conosce l’esatta consistenza di quelle lapidi, ne ha testato il peso e ricondotte a casa con lunghe fila di lacrime, e nelle notti insonni infinite volte ha riscritto l’epitaffio che qui gli fu negato. Forse ancora una figlia lamenta una mancata promessa e sulle scure vesti d’un’anziana donna un ciondolo ritrae il volto d’un giovane, che un tempo con lei aveva spartito un pari cammino, ed ora aspetta di ricomporre una sorte diseguale. Ogni tassello di quella scacchiera chiede un tributo di solitudine e mancate speranze, e costò abbandonarle in quell’ultimo respiro, fisso su uno scorcio di cielo, mutevole oltre le chiome dei pini, così diverso dagl’accesi boschi dell’infanzia, e venne di chiedere un’ultima volta tra le amate fronde, ma già i fumi delle polveri offuscavano la vista.
postato da: narrando alle ore 23:07 | link | commenti (14)
categorie: pensieri
lunedì, 13 ottobre 2008

racconti di vecchi

 La strada che mi porta qui è lunga tutt’un giro d’eclittica, ma puntuale, allo scadere del tempo, ritrova il cammino, ed ora che i lustri s’affacciano a destra della decina, ne avrei di ricordi da legare a questi passi, ma è sempre lo stesso a far capolino, ed io taccio, e racconto a me solo questa piccola storia, che il pensiero conserva come i versi annotati sul taccuino. Quello che me ne fece dono già ne serbava memoria da parecchi decenni, e sovente rinverdiva il racconto, come s’indossa il paltò della domenica mattina, e la voce s’animava nel rivedersi bimbo, ché quasi secondava le parole, e quel fluire d’immagini lontane si coloriva di minuti dettagli, e solo a tratti indugiava per chiarire delle tante comparse che ormai disertavano la scena, ed a me chiedeva conferma, per quanto li sapesse trascorsi anzi ch’io avessi i natali, allora da sé procurava risposta e s’ammoniva dell’errate coincidenze. Gli costava quel volontario esilio dai luoghi dell’infanzia, ma sapeva che le malie del ricordo e le offese del tempo mal s’accordano fra loro, e quella patita distanza poneva tutti nella giusta concordia. Di cosa narrasse più non ricordo, ma, giunti alla chiusa, lo prendeva la quiete che segue le nenie, e sul volto gli s’attardava lungamente un sorriso.
postato da: narrando alle ore 22:41 | link | commenti (14)
categorie: ricordi
lunedì, 06 ottobre 2008

il pendolare

 Ritrovo i passi d’un quotidiano percorso, uno spazio ignoto tra la partenza e la meta, teorie d’alberi e case, e cornici di cielo che esulano dai propositi nostri, eppure, per inerzia, guadagnano familiarità allo sguardo, ed ogni elemento di quel mondo d’altri si lega ad un ricordo, e nel tempo il tragitto diviene susseguirsi di piccole mete, come quando da lungi si torna ai lidi dell’infanzia, e già i primi diserti avamposti scuotono tenerezza di tempi andati, e calore di patrio suolo. Difficile a dirsi se il paesaggio faccia breccia a forza nelle nostre memorie, o piuttosto fummo noi a vincere la solitudine di quel piccolo esilio, ch’a sera ci concede grazia e rende all’uscio amato. Accade per certo che in quell’alterno imporsi all’altrui simpatia, lo sguardo sia rapito dal mutevole orizzonte, e s’impigli nelle maglie di tua beltà, e, come una cometa assoggettata all’orbita di nuove stelle, più non s’allontana d’un palmo, che già smania di tornare all’oggetto della sua ammirazione. Lègati d’un pari lacciolo, fatti incontro al peregrino che reca a te la sua prece, ed il più piccolo accidente sarà pretesto a varcare le tue mura, e lo scuotersi di questo vagone cullerà sogni d’amori nascenti.
postato da: narrando alle ore 21:38 | link | commenti (6)
categorie: viaggi

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