Passando al margine della piazza, un allegro sciame di gente mi sorprende ed invoglia a restare, allora esulo dalla rotta tracciata, e cedo a quel richiamo d’agorà, ch’agli uomini la solitudine è molesta, e la folla, quand’anche ignota, contagia allegrezza ed offre nel suo mezzo un caldo ricetto, come un manto ciarliero che ripara da cupi pensieri e diffonde sentore di festa. Ma la distanza, che consumo dalla mia meta, svela l’inganno di fugaci prospettive, e m’accoglie lo spoglio lastricato, che solo a tratti s’adombra di sparuti drappelli stretti nella premura dei propri affari. Allo stesso modo la vita degli uomini, vista dalla distanza dei passati anni, quando i giorni stendono un lungo tappeto, e tu ne stringi la trama perché il disegno rientri in quell’unico sguardo, allora gli eventi s’infittiscono come le maglie delle reti tirate a bordo al tacere delle lampare, e quei pochi giorni che la memoria trattiene dallo scorrere silente dei quotidiani affanni, paiono infine comporre un qualche progetto, e che il viaggio avesse una meta, e non la sola brama d’accumulare passi. E’ nel mentre, che il nostro orizzonte si rapprende nel breve respiro di momentanee beghe ignare delle nostre memorie ed incuranti di quanto smarriscono l’approdo. In fondo far bene o mancare è questione di punti di vista.