Talvolta dimentichi, al sommo di gole silenti, disegnano un cupo arcobaleno di metallo, i ponti della ferrovia, strepitanti al passaggio di radi treni, come una ragnatela di travi che s’intrecciano, in ogni nodo, nel quale tre aste concorrono, puoi ricomporre le forze che le cimentano in un perfetto triangolo, dove ciascuna insegue l’altra in perenne girotondo. Così, mi pare, ci conduciamo in amore, ammaliati sulla rotta di stelle fugaci, seguiamo un sogno riottoso. Chimera ha occhi di fiaba, e la sua voce suggerisce vane promesse che incantano infinità d’attese, e nel gioco del lacciolo, che s’allenta e poi stringe, l’innamorato strugge le sue ultime speranze, e d’una tacca avanza il segno, limite giurato d’ogni concessione, e s’inganna come il garzone che confonde i conti dello speziale, e di continuo spergiura passati propositi. Come nel triangolo di forze, per ciascuno di questi sfortunati segugi c’è un cuore devoto, che offre un uguale sacrificio di lacrime al suo nume distratto, e dai capricci di quello trae auspici e nuove speranze. La felicità è un’insperata convergenza di vettori, e più che l’altrui mancanze, pesano nel bilancio le nostre omissioni d’amore.