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lunedì, 25 agosto 2008

ritorni

 M’accoglie un sentore di mare lontano, che s’avanza fra le case, oltre lo sciame di tetti che nasconde la vista, e viene a stanarmi dal torpore d’ormeggi terrestri, solido appoggio ai miei passi d’inverno, e racconta d’anse ombrose, che incupiscono le acque frangenti la costa, e danno asilo a baci furtivi negati al chiudersi della bella stagione. Gli oggetti di sempre si rinnovano nell’oblio del lungo esilio, e per ogni giro d’eclittica conservano un ricordo, sempre lieto, che tale è il tempo di questo breve soggiorno, una piccola deriva dalle rotte consuete. Queste mura sanno di me le assenze, più che i ritorni, ed una polvere di memorie si leva nel controluce delle imposte, che riscoprono l’orizzonte amato, che m’attese paziente, serbando immutato aspetto; ma io non gli rendo il dono, e vengo con un cuore vestito di nuove speranze, che tu mi cuci indosso, e rammendi i passati dolori con la promessa del tempo a venire.
postato da: narrando alle ore 17:28 | link | commenti (4)
categorie: pensieri
lunedì, 11 agosto 2008

omissis

 A noi toccarono parole scomode, e ne avemmo paura o pietà, così un facile silenzio prese in consegna i nostri segreti, ponendo sigilli d’un tacito accordo, ma fu troppo amore a perderci, perché un rimprovero taciuto è l’attesa d’un verdetto, che dapprima allontani per paura d’una pena imprevista, e quel tempo di dubbi ti pare un quieto limbo dove riporre le ansie, ma la notte agita ombre malevole che sussurrano parole temute, e quel margine d’ignoto diviene approdo per le ipotesi peggiori, ed un giudizio, forse mite, s’inasprisce fino ad imporre il reciproco esilio. Così oramai ci fuggiamo l’un l’altro, come debitori d’una mancata gabella che rinnoviamo in omertà e lontananza, e più che il debito iniziale, temiamo le more che il tempo assomma, ed ogni involontario riferimento, seppur vago, raggela i nostri discorsi e suggerisce un prematuro commiato. Difficile dire quale fu il danno minore.
postato da: narrando alle ore 14:06 | link | commenti (9)
categorie: pensieri
lunedì, 04 agosto 2008

poligono funicolare

 Talvolta dimentichi, al sommo di gole silenti, disegnano un cupo arcobaleno di metallo, i ponti della ferrovia, strepitanti al passaggio di radi treni, come una ragnatela di travi che s’intrecciano, in ogni nodo, nel quale tre aste concorrono, puoi ricomporre le forze che le cimentano in un perfetto triangolo, dove ciascuna insegue l’altra in perenne girotondo. Così, mi pare, ci conduciamo in amore, ammaliati sulla rotta di stelle fugaci, seguiamo un sogno riottoso. Chimera ha occhi di fiaba, e la sua voce suggerisce vane promesse che incantano infinità d’attese, e nel gioco del lacciolo, che s’allenta e poi stringe, l’innamorato strugge le sue ultime speranze, e d’una tacca avanza il segno, limite giurato d’ogni concessione, e s’inganna come il garzone che confonde i conti dello speziale, e di continuo spergiura passati propositi. Come nel triangolo di forze, per ciascuno di questi sfortunati segugi c’è un cuore devoto, che offre un uguale sacrificio di lacrime al suo nume distratto, e dai capricci di quello trae auspici e nuove speranze. La felicità è un’insperata convergenza di vettori, e più che l’altrui mancanze, pesano nel bilancio le nostre omissioni d’amore.
postato da: narrando alle ore 21:35 | link | commenti (11)
categorie: amore

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