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lunedì, 28 aprile 2008

amorevoli silenzi

 Amore è un tacito accordo che non si dichiara, rifugge proclami e s’offre tra i silenzi, fra le parole non dette lo senti come il mattino, celato oltre le imposte, che invia chiari messi a tentare ogni spiraglio. E’ un patto d’omertà che qualcuno tradisce per fugare il timore d’un impari dono, e spesso al ritorno ammaina le insegne, e nel calcolo degli errati segni s’accorge che per lui fu la speranza ad eccedere le stime, e solo vorrebbe tornare a quell’errore che lo confortava con promesse di domani e ne cullava i sogni con sensuali nenie. Le parole degli amanti sono stille d’ambrosia che gocciano rade, e ciascuna sazia fame d’amore; a loro conviene parsimonia, ché, se solo soverchi la misura, un assenzio di menzogna ne guasta il sapore, ed ogni offerta si fa domanda che si dona con generosità d’usuraio. Allora ti chiedi perché le bugiarderie scorrano fluenti e non s’affondino in quel nodo ostinato che rapisce la voce degli innamorati e con altri mezzi consegna muti proclami. L’amore si tace, e, s’io ora ne parlo, forse l’incanto si spezza, e tu mi rendi il cuore, che tieni ostaggio d’ogni tuo sguardo, ed io torno guarito alla mia vita di cheto grigiore.
postato da: narrando alle ore 22:56 | link | commenti (12)
categorie: amore
lunedì, 21 aprile 2008

venere callipigia

 La martingala segna la grazia dei tuoi fianchi che rastremano in vita in ripide anse, stretta pausa fra trionfi di seduzione. Tu maestà di bellezza, puntuta e sinuosa, come le calle che svettano avvolgenti candori sopra scialbe gramigne, ed io ronzo attorno al tuo scrigno, ubriaco nella scia di nettare che spargi d’intorno, fiorito araldo che preannuncia tua venuta. Talvolta il passo ti s’impiglia in un riflesso imprevisto e l’esile figura rapisce uno sguardo severo, e crediti vanti, ingiuste accuse contro la sorte che ai tuoi natali allineò stelle graziose. Maliziosa aspetti ch’io confuti la tesi, ma un sorriso attenta quel cruccio fugace che svanisce tra risa argentine, già s’imprime gaiezza all’iride, ed un calare di ciglia mi serra il cuore tra maglie d’incanto. A te sacrifico il fuoco che batte alle tempie e smarrisce ragione, ma non temo l’incedere dei giorni, domani è la promessa di nuove albe che sommano beltà al tuo volto, la libertà è un pegno che pago volentieri, un azzardo che potei tentare, stringimi al cuore con tutti i laccioli che l’amore consente, così tienimi, indifferente al mutare delle ere, e gli anni si faranno d’improvviso ricordo. Ma un solo giorno si dilata in secoli di tenebra, se già per noi diverge il cammino.
postato da: narrando alle ore 22:57 | link | commenti (11)
categorie: amore, le donne
lunedì, 14 aprile 2008

graffiti

 Oltre i viali del centro, lungo strade da sempre ignare d’ogni passeggio, lunghe cortine di tufo fiancheggiano il ciglio ed anneriscono piano nel grigiore delle fabbriche dimesse. Al sommo qualche avara imposta tradisce l’abbandono nei laceri vetri che ne orlano aguzzi il telaio e la penombra, che angustia di grigiore quelle mura, inghiotte la luce in una nebbia polverosa che s’incupisce nella ragnatela del traliccio di copertura, un reticolo d’aste rugginose, come un cupo merletto sotto volte di metallo. Queste dirute roccaforti, che cedono all’assedio del tempo, s’ornano d’una cinta muraria quasi nascosta dai muschi che l’abitano a settentrione e dalla fuliggine d’un traffico molesto, il resto l’imbrattano maldestri graffiti che la notte depone furtiva, per la gran parte sciocche pasquinate e simboli osceni che di più rattristano quei luoghi; ma nel mezzo trova dimora il messaggio d’un amante deluso che, come una missiva dall’incerto destinatario, giace qui, lontano dagli occhi di lei, un addio risoluto che recita: mai più cara ti amo, tieniti l’altro. Mi commuove quell’incauto aggettivo che rimarca la tenacia d’un affetto tradito, e quel proposito d’eterno addio diviene un maldestro canto d’amore per la perduta Lesbia.
postato da: narrando alle ore 22:50 | link | commenti (8)
categorie: gli addii
lunedì, 07 aprile 2008

calendario perpetuo

 Un rosso segno cerchia la data sull’almanacco, inutile memento ch’ogni anno si rinnova, come ritrovare una moneta fuori corso o i biglietti d’un viaggio mancato, rammento l’anniversario d’un tempo incompiuto. Un ciottolo fuori posto, un inciampo imprevisto, ad il cammino si spezza; di poi viaggio solo, l’orma tua diserta il segno, il seguito è una via crucis di vuote stazioni, ed io colleziono nostalgie di te rapita al mio presente da una schiera di giorni. Ritorni quest’oggi nel ricordo che la ricorrenza ravviva, etereo tuo lascito che ancora m’accompagna, e spartisce i giorni in concordia, la sua fronte non cruccia, non sciupa beltà in pose severe, ma dona sorrisi come balsamo alle mie ugge. Domani è tempo che m’ignora, ciascuno traccia un separato cammino, ma il ricordo delle gioie passate è un patto di sangue che a vita c’unisce e in accidentali rimembranze rinnova il suggello, un dimentico lacerto che rapisce lo sguardo e già richiama memorie a frotte, tristi fantasmi che versano rugiada all’estremo dei tuoi occhi, e quell’unica stilla, che fugge alle ciglia, è una fonte di nostalgia che improvvisa zampilla.
postato da: narrando alle ore 21:14 | link | commenti (7)
categorie: amore, gli addii

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