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lunedì, 25 febbraio 2008

il fringuello

 Tra l’assise di tufo spesso l’alloggio d’una trave dichiara al mondo la sua presenza in un incavo che spezza la tessitura, come un ritmo sincopato nell’orditura dei filari, o una nota mancata. A noi pure tocca questo peccato veniale, e più gli dona rilievo una cava mensola di vimini che di sotto sta affisa, come a reggere quel piccolo vuoto. Entrambe trovano ragione nel tempo che richiama a noi tepori, e le fronde, rivestite di nuovo, s’agitano d’alati voli. Allora un fringuello pone in quella nicchia il suo nido, lo vedo nell’operoso andirivieni, col lieve fardello di sterpi che intreccia al confine della dimora, e quasi l’aspetto, come gli amici delle vacanze che celebrano annuali riunioni. Quando la nidiata muove i primi passi, anzi che per loro si compia il prodigio del volo, qualche incauto Icaro varca la soglia del nido, ed allora il cesto di vimini ne accoglie soffice la caduta. La madre al ritorno condurrà il prode a più certa dimora, finché la natura perfezioni il suo dono, e ciascuno volga l’ali al proprio destino. Alla fine restano gli sterpi avvizziti, che il vento d’ottobre sperde pel cortile.
postato da: narrando alle ore 21:40 | link | commenti (13)
categorie: gli animali
lunedì, 18 febbraio 2008

caffè e sapienza

 Seguendo l’aroma del caffè, puoi girare il mondo, tale è il consenso che la nera bevanda riscuote, ma l’espresso, nessuno me ne voglia, ha dimora in una piccola fascia tra Napoli e Salerno, oltre infiacchisce o s’adira, ed infine cede a blandi infusi che soverchiano il colmo e dilavano il gusto. Se la sorte o il capriccio ti conducono a questi lidi, vai oltre l’ampie vetrate del bar sul corso, dove schiere di dolciumi seducono le signore impegnate nel tè ciarliero del meriggio, in una angolo un po’ riposto, nell’arco d’un vecchio portale, o nella luce breve fra i pilastri, un fitto sciame di devoti varca l’uscio d’un antro di sibilla, un incavo che più o meno s’affonda nel ventre dell’edificio, e che fin da principio dichiara la sua vocazione nell’aroma della miscela che t’accoglie già oltre la soglia. Qui un novello Ermete Trismegisto, con sapienza d’alchimista, armeggia la nera polvere tra i filtri, celando segreti al mondo negli sbuffi di vapore che s’alzano dalla macchina, finché la nera pozione sia breve e cremosa o lunga e persistente secondo il suo volere, ed il giorno sminuzza nel breve tempo della leva che risale la sua corsa. In questi angusti budelli si rinnova un esercizio di cortesia nel garbato andirivieni dei clienti che s’alternano al banco e da sé disciplinano le fila in efficienti manovre, ché non di rado, pel poco spazio, s’inciampa nell’altrui sorriso, ed i volti nuovi ci sono già familiari, ed al cliente che protesta per lo zucchero nel caffè, a lui che da sempre lo prende amaro, il barista ribatte “Dottò, la vita è amara, il caffè prendetelo dolce!”.

Questo post potete leggerlo anche qui.

postato da: narrando alle ore 21:28 | link | commenti (14)
categorie: caffè
lunedì, 11 febbraio 2008

la pioggia di notte

 Mi richiama dal sonno il battere sonoro della pioggia, come tamburi di battaglia, sicuri oltre ogni gittata, scandiscono la notte, e attraverso le imposte socchiuse lontane folgori riecheggiano chiarori nella stanza, e fragore di schianti vibra sui vetri. Il buio si riempie d’un ticchettio vario, è una melodia che s’accorda allo strumento, tintinnio d’ottoni sulla grondaia e tamburelli fra le tegole, poi un crescendo che confonde le voci e risveglia un brivido antico lungo la schiena. M’adagio al riparo delle coltri, nella cimosa del lenzuolo il confine di trincea che accoglie la mia ritirata verso la terra di Morfeo, dalla quale in parte fui tratto, e di nuovo una nebbia di sogni mi confonde i pensieri che si sfilacciano in fantastiche visioni. Sono paesaggi costieri che la fantasia reinventa, antichi borghi affiorano dall’acque come ritrovata Atlantide, vecchie torri dirute galleggiano tra i flutti, da esse partono esili ponti a cavallo dell’iride, e sul mare, in lontananza, vapori ramati si levano contro il sole, come una cortina di luce che si flette sull’orizzonte. Gli scafi gemelli della paranza doppiano rotte sinuose verso il largo, e cesti di lucciole rischiarano la prua delle lampare; se affondi l’esili dita nell’acqua, i coralli tesseranno per te soavi monili, e le conchiglie, aperte le valve, galleggeranno come ninfee per offrirti una candida perla che ti adorni la fronte alla maniera delle danzatrici d’oriente. Qui più non s’odono gli scrosci di pioggia, è confine fra i due mondi il tepore delle coltri, soffice conforto a lontane intemperie.
postato da: narrando alle ore 20:53 | link | commenti (11)
categorie: la pioggia
lunedì, 04 febbraio 2008

carnevale

 Dispone al sorriso il segno della matita che traccia buffi mustacchi al piccolo zorro, la cui sciabola eccede misura e ruzzola incurante sul selciato, e dame e cavalieri confondono le ere, ed oggi diviene tempo da inventare, come gli orpelli di Balanzone, che d’improvviso scorda l’epoca sua, e risponde al cellulare. C’è un’allegrezza buona nell’innocua anarchia della farsa, ma presto la facezia varca il segno e si fa molesta, lo scherzo scade in oltraggio e più non amo questa festa, che sapienza vuole di garbate licenze. “Semel in anno licet insanire”, ed io rinsavisco per contrasto e puntiglio, perché non c’è gusto a spartire la follia, se l’eccezione si fa norma, mi fingerò saggio per un giorno, che non saprei dire maggiore bugia. Però sul lungomare un rivo di colorate vesti confonde il verde della baia, che si culla placido tra la riva e la murata, ed allora me ne vado nel mistero delle maschere che negano i volti, anch’io celato nell’essere che si dichiara al mondo e nasconde verità ardue a dire, ed in fondo manca auditorio disposto all’ascolto, perciò sia parvenza, quell’infingimento che non cela sembianze, ma assai meno svela di questo cuore stolto.
postato da: narrando alle ore 22:52 | link | commenti (6)
categorie: pensieri

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