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lunedì, 28 gennaio 2008

eolo

 Non all’occhiello della porta devo cercare l’ospite che scuote l’uscio con premura da fuggiasco, il suo arrivo l’annuncia il pino, tra le cui fronde sibila uno spettrale benvenuto, e scuote e s’inflettono i rami in scomposti inchini. Fra le creste dei monti s’è rovesciata l’otre d’Ulisse, e di là giunge l’aereo viandante; con gelide raffiche spazza i campi ed invoglia alla clausura; non è sgarbato, ma da sempre s’affretta ad ignote mete, e con se trascina il pietrisco che ruzzola sulla strada, e gli sparsi nembi traversano il cielo con rinnovata lena. Quali convegni ti chiamano altrove? Certo non Cupido pungola il tuo passo, ché le donne ti serbano antico rancore per quelle chiome, acconciate di nuovo, che confondi dispettoso, ed infine la bella Elena pare Medusa. La fretta appartiene a noi, il cui breve tempo muta a capriccio del fato, ad anche il vegliardo, sugli ultimi grani della clessidra, lamenta il suo credito di nuove giornate; l’alba ci trova incerti, ma il tramonto giunge prematuro. Pure sovente ci piace indugiare, e pel tempo perso, che più non ritorna, c’è un compenso d’armonia al ricordo delle ore trascorse nell’abbraccio di lei, esplorandone le grazie come i confini del mondo nuovo, o delle sere spese in facezie con gli amici, quando l’allegrezza sciama via le ombre, e domani svanisce in un tempo lontano. Giacché da sempre poni altrove la meta, ed ogni segno, raggiunto, è superato, allenta ora il tuo passo; anche qui si sta bene.
postato da: narrando alle ore 21:52 | link | commenti (14)
categorie: pensieri, corrispondenze impossibili
lunedì, 21 gennaio 2008

la signorina

 Così la ricordo da sempre, celata dietro spesse lenti, sgraziato schermo allo sguardo altrui, un’indolenza distratta che lascia passare gli anni come le foglie d’autunno, che fronde rassegnate contemplano in malinconico cumulo; allo stesso modo il tempo le ruba piano l’antica grazia, ché talvolta la beltà delle donne si compone di gesti e attenzioni, è un garbo gentile che ne segna le movenze e ne ispira i modi, e, quand’anche Citerea compone un quadro imperfetto, Atena ne riscatta le mancanze con agire accorto e un cuore prodigo. La solitudine però dilata i giorni e dilava la speranza in attese sempre più vaghe; gli amori infelici segnano un punto oltre l’orizzonte dal quale sperare ritorni e rinnovate gioie, ed il ricordo, per quanto lontano, infonde blando tepore alle notti, ma l’assenza è una molesta compagnia che induce rassegnazione, e le chiome più non cura che l’incedere dei giorni segna di candide tracce, ed il belletto, che un tempo coloriva il volto, l’affida all’oblio delle viole tra le riposte rime. Rifugge ora gli sguardi invano sperati, ché le gioie troppo attese s’adombrano di timori, e, pel gusto del minor danno, ci si copre del manto incolore dell’apatia; talvolta però una vaghezza di sogno la rapisce al presente, e monta malinconia di scampati amori, e, se qualcuno la richiama con maliziosi accenni, allora un antico rossore ne avvampa le gote e fanciullezza ne riprende il dominio.
postato da: narrando alle ore 21:53 | link | commenti (12)
categorie: amore, le donne
lunedì, 14 gennaio 2008

assenze

 Le brume addensano oltre gli stecchiti profili dei platani, e si fondono al grigiore dei nembi, quasi il cielo calasse sui campi in cupi vapori, un manto che si sfrangia alle pendici dei monti e ne inghiotte i picchi in livori d’indaco. Alzo il bavero contro le ugge che spirano in simili giornate, che scuotono l’apatia d’un’aria immota, d’un cielo gocciolante tristi umori, e come un refolo improvviso si rinnova il ricordo nell’approssimarsi degli appuntamenti consueti, e mi sorprende di sgomento la coscienza della tua diserzione, un senso di “non più” che traccia impossibili distanze. Per noi il tempo non ammette repliche e conferma il dolore in piccoli gesti monchi, ché le grandi mutazioni sono somma di minuti particolari, e nelle inezie misuri ampiezze d’infinito; l’insieme è un cumulo di riflessi che abbaglia e ottunde. L’assenza non è di ieri, né di oggi, ma dei giorni ignoti che spartiscono il prossimo incontro, d’un’agevole consuetudine che d’improvviso si nega, e in un angolo riposto del cuore salta un tassello, neanche me ne accorgo, ma in simili giornate per accidente v’inciampo.
postato da: narrando alle ore 21:06 | link | commenti (7)
categorie: gli addii, corrispondenze impossibili
lunedì, 07 gennaio 2008

la befana

 All’inizio la sua voce si confuse tra le nebbie dei sogni, ma poi la veglia s’impose, e trovai mia madre che m’invitava a scoprire cosa m’avesse portato la befana. Allora non conoscevo la prodiga vecchina, e mi pareva arduo ottenerne un immotivato lascito, ma quella volta l’impazienza pungolò lei più di me, e sotto la cappa della cucina (la sola disponibile in assenza di camino) trovai la mia prima strenna: un carro armato spaziale. Il mondo ancora asciugava lacrime di commozione sull’immagine di Armstrong che muoveva passi incerti al suolo lunare, ed io già sferravo battaglia ad eserciti alieni alla guida del fantastico cingolato, che partì in uno sfavillio di luci colorate gracchiando una stridula melodia che pareva il lamento stesso dei suoi ferrosi ingranaggi. Le maioliche della cucina accolsero astute strategie a danno degli immaginari omini verdi, finché, passata qualche settimana, e dopo ore di quella nenia infernale, mia madre assestò un calcio al mio esercito astrale, che ne segnò la definitiva disfatta. Negli anni seguirono: un piccolo pianoforte a coda, che in breve decretò il mio scarso talento musicale e la sua rovina, un trenino elettrico prepensionato per eccessivo ingombro al suolo, e un proiettore Super8 che offriva in muto gli stessi cartoni passati alla TV con l’ausilio del sonoro; la fine di quest’ultimo è facilmente intuibile. Infine sopravvissero i blocchi lego, per le cui opere la distruzione rappresentava un ritorno all’unità elementare ed un invito a nuove costruzioni. Forse avrei dovuto curare meglio la mia lista dei regali!?!
postato da: narrando alle ore 21:19 | link | commenti (8)
categorie: ricordi

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