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lunedì, 26 novembre 2007

sfrist

 Talvolta, verso il mezzogiorno, il sole riluce d’intenso chiarore, abbaglia come se d’improvviso al giorno ci traessero da tenebra. Quel bagno di luce serra lo sguardo in una lama sfuocata, i contorni si perdono in aura candida, e la realtà s’apparenta al sogno. E’ brumaio che gioca col chiaro astro, ed in candore compensa la brevità della sua corsa, e quel tepore lieve, fiaccato superstite della canicola d’estate, che presto cede ad una bava di tramontana. Se ne compiace il gatto del vicino, ch’al sommo del muro staglia la sagoma vaporosa in pose da sfinge. Più non ricorda il caldo giaciglio dove accoglie lunghe ore d’ozio al lume ambrato del focolare, ed ha per unico assillo le carezze del bimbo che ne cerca le fusa. Oggi punta il muso all’aria fresca che gli rammenta i campi d’alte spighe nel vigore d’estate, dove frusciava il suo passo in cerca di ventura, e quel richiamo scardina il suo mirabile equilibrio e lo tenta alla fuga, oltre le mollizie della precaria cattività, lontano dagli agi, sussurrano malie di libertà. Già inquietudine lo scuote in giri nervosi, di picco in picco, sulle creste del muro di cinta, al confine della propria scelta. Anch’io vado, al principio d’un pavido viaggio che non dubita rientro; per te la sorte vacilla alla punta dei tuoi baffi. Domani saprò se ti vinse il grigio conforto del guinzaglio, o fosti di quei viandanti che tacciono la partenza, e resta uno sguardo accorato a scrutarne il ritorno.
postato da: narrando alle ore 22:01 | link | commenti (6)
categorie: pensieri
lunedì, 19 novembre 2007

sacro e profano

 Di notte è una donna dopo l’amore, tiepida e silente, e c’accoglie tra strade diserte immemori degli strepiti diurni. Napoli è continue epifanie ai miei radi ritorni, ed ora sussurra vecchie arie da caffè-chantant tra le calde luminarie del Salone Margherita e lo spoglio emiciclo della piazza. E’ ironica saggezza, prendersi alla leggera quando più s’aggrava il fardello, e ciascuno conserva il disincanto d’una storia patita, e in una battuta scioglie le pene, e volge lo sguardo ad orizzonti più lievi. E’ città immota, che innalza turrite propaggini di vetro, ma ancora celebra vecchie credenze, e in gesti ed amuleti imbriglia la buona sorte, che sempre ha da venire. Così, andando tra le navate che un gotico solatio incide nel tufo in chiari merletti di luce, tra la selva di pulpiti che secoli di fede hanno sparso pei vicoli del centro, t’imbatti nelle tibie a croce sulle quali campeggiano i teschi bruniti del Fanzago, e scopri in una piccola chiesa le origini d’uno stemma di pirateria. E il sacro di più s’incupisce nel ventre buio del sottosuolo, forato in cunicoli e gallerie, dove le spoglie scarnite s’ammucchiano in file rischiarate dal baluginante chiarore d’un fitto di ceri, e tra quelle volte spettrali un sussurro d’anime bisbiglia infinite preghiere.
Torna al sole, e rischiara un sorriso, perché nella dovizia di edicole devote, dinanzi alle quali il passante ancora volge un omaggio segnandosi la croce, in un cantuccio trovi una minuta teca azzurra che mai difetta d’una fiammella, e ravviva tra i suoi devoti lieti ricordi e nostalgie. Sotto l’icona giace una piccola reliquia che reca l’insegna ‘capello di Maradona’; da queste parti un effimero sogno trova dimora a dispetto del tempo.
postato da: narrando alle ore 22:45 | link | commenti (17)
categorie: pensieri, viaggi
lunedì, 12 novembre 2007

Il tempo è un orologio che non s’accorda al nostro cuore.
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La felicità? Inutile preoccuparsene, è un momentaneo ottenebramento, passa da sé, come il raffreddore.
postato da: narrando alle ore 21:41 | link | commenti (9)
categorie: aforismi

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