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lunedì, 22 ottobre 2007

cloppete

 D’intorno le cime vezzose hanno incipriato i picchi e sul capo gli grava un manto scuro di nubi che invogliano a domestiche pigrizie. Scrosci notturni consegnano all’alba un paesaggio umido, come di metallo, che riluce per inatteso chiarore, e presto incupisce in nebbiose opacità. Sotto cieli tersi lo sguardo impigrisce nel giro lento delle ombre che tracciano la propria meridiana, il sole smette piano l’ambra del mattino verso crescente candore, e l’unico imprevisto è quel manto di porpora ch’a sera prepara notturne seduzioni. Ma, nell’intemperie è azzardo e imprevisto, improvviso sabotaggio della realtà cotidiana, che muta volto, si scuote e s’imbianca, o dilava, ed è un mondo nuovo, ogni volta ignoto. Così gli pare, e all’ombra di nembi scroscianti gli piace andarsene cheto tra le corse di quelli che chinano il capo sotto improvvisati parapioggia e fuggono ciechi verso immediati ripari; fra quelle indispettite meteore grondanti improperi, nello scorrere svelto dei rivoli che gonfiano rivi al margine della strada; in quella premura indugia il suo passo, e cerca il prodigio nei fiotti che vincono il tombino e, zampillando, impongono definitiva disfatta all’ordine consueto; e governa equorea anarchia. Il maltempo pare rubare il mondo agli uomini e consegnarlo alla sua spavalda solitudine, “il maltempo” pensava “un arbitrio semantico”, ché per lui è tempo buono di silenzi e vagabondaggi, e l’armonico scuotersi del tergicristalli è un gioco da mesmeristi che l’incanta ad un verde che gocciola sbiadito dal semaforo, ed è lo strepitio del clacson a rapirlo a tali pensieri…
.
per il seguito passo il testimone ad orangUTAN:
"solo
per strade note e ignote
‘che tutte sempre portano chissà
quali sorprese e quali luoghi
e incontri….
solo coi suoi fantasmi
quei colori scanditi
stridii della memoria
piccole note suonate al pianoforte
indici alla tastiera
ritorni dell’infanzia
affastellate notti
sovrapposte preghiere
sempre uguali
a piè del letto
giunte le meni e le intenzioni..
tutto ritorna
in un andare lento
dove il pesaggio s’intrommette
e concorda.
lui si sente vicino
e comincia a parlarsi.
a voce cheta udibile e sommessa
si racconta il racconto.
il maltempo gli è complice
nessuno sentirà.
dorme ancora il canaio.
ombre distanti
quelle poche presenze
estranee e frettolose.
Solo quel clacson..d’improvviso
un rapire il pensiero
uno sconvolger d’espressione
e quel volto, tutta quella dolcezza
oh! non può essere…
eppure le assomiglia!
le stesse sopracciglia circonflesse
quella bocca diversa, corrucciata
che apre un sorriso di resa
a smascherare l’intenzione
e quegli occhi, che cambiano colore
con la luce, il mare che vi muove..
no. le assomiglia soltanto,
il viso è stanco
e ha perso quel turgore
è segnato dal tempo, ed i capelli
gli paiono appannati,
o forse è solo il vetro…
(ti prego fa che non sia lei
non potrei sopportarlo
non ora
non ancora ne mai…)
-oh! ma sei tu! quanto tempo è passato…
e, come stai?-
e di colpo tutto intorno s’arretra
il mondo retroverte, e il volto prende luce
e sfocano in tenerezza
tutti quei segni del dolore
della disillusione, dello sforzo.
solo la luce resta e nella luce
il difficile dire le parole.."
.
Per tre anni ha disatteso gli appuntamenti offerti dalle circostanze, ed ora lo sorprende sentire la voce di lei che lo richiama dal fitto dei pensieri, e rischiara tra la bruma d’un luogo che non gli appartiene. Un incontro del tutto casuale, perché il destino è il calcolo errato delle probabilità. Eccola in un nugolo d’amici comuni, ma è passato troppo tempo, ed è arduo dire quanto resti dei rapporti d’allora. I ricordi chiamati a gran voce, raccontati con l’enfasi delle rimpatriate, testimoniano lo strappo d’una negletta amicizia, e resta una confidenza forzata e l’imbarazzo del presente. Si risparmiano le cronache di questo tempo d’esilio, ché gioie e dolori, tutto quanto è stato dopo, segnano maggiore distanza, e tra loro c’è un rammendo rabberciato, ed ogni parola ne scuote la trama, e di sotto già intravedi passati dolori e dolenti solitudini. La guarda e pensa a com’è cambiata, non meno bella, no davvero, però diversa; i capelli corti ed un abbigliamento più austero dichiarano un tempo ed una saggezza che lui non le riconosce, il suo canto è lieve come allora, ed è questa una fortuna che lei ignora, e che un po’ lo commuove. “Non te ne voglio per aver spartito altra sorte che non la mia, né fu cattivo azzardo se il guanciale di fianco all’alba ostenta una sagoma intatta. Ero uno come tanti, che offriva facezie al tuo sorriso e teneva per se qualche trita malinconia. Ora m’è cara la pioggia, che bagna il volto, e, se l’iride minaccia un imminente naufragio, tu non sai dirlo, e a me resta il conforto di credere che la nostalgia dei giorni buoni sia un pensiero che addolora entrambi”.
.
dulcis in fundo
.
al di sopra del suono di parole
c’è quello sguardo cieco, reciproco
immerso nel ricordo,
verde mare d’incontro..
d’improvviso il pensiero comune come un lampo:
sole, e il piancito di legno di torre saracena
il caldo o il freddo delle mani impazienti
quel silenzio sommerso ove l’intorno e il corpo
tutto parla tranne che la parola..
“ora abbiamo una bimba”..
..“abbiamo” ha detto.
perché la bimba è nostra, come tutto lo è stato, tuo o mio fosse,
te ne vivo la gioia, la tenerezza,
il non essere insieme è un accidente
non cambia la sostanza,
per quelle solitudini di scelta
siam sempre stati , sempre saremo insieme.
“ dove abiti adesso”?
e mentre parla , il pensiero vien svélto
figlio del verbo svèllere
attraccato a quel nulla
che l’annulla. l’occhio rivede allora
quella luce d’ottobre senza fondo
il fresco di quell’acqua condivisa
ed il gioco dell’abbraccio sospeso
in un mare di indaco e di luce.
“sono con te in un tempo
in cui ormai non sei più…” vorrebbe dirle,
ma che per lui è presente.
“se avrai bisogno chiamami, verrò
per aiutarti ad essere tutto quello che sei”
(un brivido: mantenere questo silenzio vivo
d’occhi e respiro, o mutarlo in parole?)
“io t’ho sempre guardata
poggiato al parapetto della vita,
e ti sarò fedele più di quanto lo sia
verso me stesso, non potrei raccontarmi
a nessun’altra.
resti
in quel punto di me
vuoto e centrale
che ti appartiene.
e quando sarai triste oppure lieta
sappi che piangerò con le tue lacrime
o riderò con la tua cara voce”.
Ed è come li trascinasse
per direzioni divergenti
una forza suprema,
come due viaggiatori in treni opposti
che si guardano persi nell’incontro
( e ti farò l’amore, in me , nel sonno..
e godrò ogni tramonto per entrambe..
io conosco i tuoi rivoli profondi
e la chiara sorgente che li nutre)
“ma piove forte , entra, ti prego!”
“non posso devo andare”
“resta!”
“non serve, siamo e restiamo insieme”.
ed il pensiero vola
a tutte le poesie che non le lesse
a quel neo che ritrova in ogni viso
alle mille parole che suonano il suo nome
ogni giorno da allora.
tra il lampo e il tuono
l’attimo del ricordo
è solido vissuto.
e mentre s’allontana
indietreggiando piano
e lungo i solchi del suo viso bagnato
scorrono i desideri verso la nostalgia,
a voce bassa dice
“resteremo
una zolla di terra, fertile.
la nostra storia
come leggere una poesia d’amore
altrui
bella.”
postato da: narrando alle ore 22:19 | link | commenti (22)
categorie: racconti, la pioggia
lunedì, 15 ottobre 2007

2 di â™ 

 E’ un ricordo senza diritto di cittadinanza, manco tra le carte impolverate d’uno scalcinato scribacchino quale sono sempre stato. E’ un ricordo sciocco, che da tempo ho scordato, ma a tratti ritorna, importuno come le mosche d’inizio autunno, ch’a nulla vale scacciarle, e mi ronza in testa, e non vorrei, ma ancora muta il battito l’immagine di te che rischiari un giorno d’estate, e per confronto i petali del glicine, che ciondolano dal terrazzo, paiono sterpi avvizziti, ed ogni beltà, che natura diffonde nella calda stagione, sbiadisce e dissolve nel tuo sorriso, e null’altro al mondo ha peso oltre le tue parole, che in un forse danno agio a facili speranze, ed il domani s’adorna di scene liete, di te adusa a nuove confidenze e piccole tenerezze, che sono la maggiore prova d’un idillio. Poi mi costa dirlo, ma una chimera di gioia dalle tue labbra vale più di mille assensi strappati per voglia più che affetto; sarà così che il tempo più non reca tue notizie, e non ti so triste, né lieta, e tutto di te ignoro, oltre quel diniego che mutava colore ai giorni, ed imponeva l’esilio come cura, e però ancora invio al tuo indirizzo auguri d’ogni bene, ché l’inganno d’un giorno è un sogno ch’a torto puoi cullare una vita.
postato da: narrando alle ore 21:01 | link | commenti (21)
categorie: amore
lunedì, 08 ottobre 2007

allagando

 Ampi roghi arrossarono le notti d’estate, recando ai boschi un precoce autunno, ché al verde rigoglioso della calda stagione seguivano i toni bruni d’arsi fusti, e la collina, che disegna il paesaggio oltre le imposte, d’improvviso sfrondava il suo manto e scopriva nudi pendii di sassi e neri arbusti. Attristavano quei fianchi spogli, come una vasta ferita oltre il verde rado sottratto alle fiamme, ma lo sguardo s’adatta presto al palco che cambia fondale dietro scene trite eppur  concitate, chè ciascuno s’affanna appresso alla propria commedia, e l’indifferenza coglie facile pretesto nella speranza degli steli che vincono tra le brecce la propria lotta al mondo, e uno scintillio nuovo di verde al primo sole del mattino già pare sanare i torti, e si cede ad un agevole oblio. Solo accade che verso sera baluginanti serpi, con fragore di schianto, taglino il buio di fitti nembi che addensano la notte, e gocciare fitto, scrosci che s’inseguono oltre l’attesa d’uno sguardo accorato, mentre piccoli pelaghi inghiottono le strade, che si fanno affluenti ed emissari, e lo sciabordio delle acque scavalca soglie e pendii; cedono le difese delle nostre piccole fortezze, e c’arrocchiamo nell’alta pergamo, mentre torbide schiere ondeggianti lasciano nei territori occupati un presidio di sterpi e ciottoli, e trincee di fango lungo le strade. Sotto il manto di pioggia, che il vento ondeggia minaccioso, i fronzuti superstiti se ne stanno solenni, sibilando canti di vendetta, e solo oggi per loro s’appianano i conti.
postato da: narrando alle ore 22:05 | link | commenti (22)
categorie: la pioggia
lunedì, 01 ottobre 2007

omertà

 Erano diverse ore che me ne stavo chino su uno spaccato prospettico, l’ultimo progetto prima delle vacanze. Dal balcone entravano i profumi d’un tiepido maggio e le prime ombre della sera. Una piccola radio mi aveva fatto compagnia per tutto il pomeriggio e da lì venne la notizia dell’assassinio del giudice Falcone. Provai un’istintiva pietà per quell’uomo, ma ignoravo chi fosse. Gli eventi che seguirono e gli onori, forse tardivi, della cronaca posero rimedio alle mie ignoranze giovanili e conobbi l’opera di quelli che, senza retorica, sacrificarono se stessi per un paese che li aveva già abbandonati. Era tardi e vidi finire tutto nelle esplosioni di Via D’Amelio e più tardi, come un monito alla nazione, nel disastro degli Uffizi. Avevo diciassette anni e qualche diffidenza verso le istituzioni e le vidi piegarsi dinanzi a gente senza onore; ancora spetto che le cose cambino.
 
Rispolvero queste righe di un po’ di tempo fa in seguito ad una mail inviatami dall’amico vocativo, nella quale mi segnala la lettera dell'ing. Salvatore Borsellino (fratello del giudice Paolo, ucciso dalla mafia 15 anni fa), invitandomi a darle risonanza per amore di verità. Accolgo volentieri il suo invito e riporto di seguito quest’attenta ricostruzione dei fatti che portarono alla strage, convinto che la memoria storica d’una nazione sia un muscolo che va di continuo allenato.
Salve a tutti,
sono Salvatore Borsellino, fratello del Giudice Paolo.
Sto lavorando ad un progetto per riuscire a portare le voci di chi sta dentro la rete ed è sensibile a problematiche quali la lotta alla mafia e all’ignavia a questo riguardo dei politici di ogni parte, a raggiungere il maggior numero di persone possibile superando l’ostracismo dell’informazione.
Chi volesse partecipare a questo progetto, sia come parte attiva che come parte passiva, mi scriva.
Il mio indirizzo e-mail è :
s.borsellino@teleware.it.
Un saluto a tutti
Salvatore Borsellino
 
19 Luglio 1992: Una strage di Stato
Per anni, dopo l’estate del 1992 sono stato in tante scuole
postato da: narrando alle ore 22:32 | link | commenti (11)
categorie: cronache

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