La notte svela silenzi al chiarore della luna, che non è il buio, ma velata penombra per gl’innamorati, e il silenzio è fatto di piccole voci che il giorno zittisce, è il grillo che mi racconta i campi, e la civetta che strepita antiche paure, e sciocche fole si destano dai ricordi d’infanzia. E’ la nostalgia, che richiama alla mente quanti la sorte recò altrove, e, nel ritrovare l’uscio, ciascuno si presenta con l’abito del tempo che gli fu propizio, gli anni rendono i volti ad antica beltà, e la memoria annaspa nel rammentare passate discordie. Il ricordo è un invito che nessuno diserta, e del tempo porta in dono ciò che c’aggrada, è un testimone fallace, spesso menzognero, che volentieri evade i doveri di cronaca e cede alla fabula, è il romanzo non la storia, e tanto più ci par vero quanto meno nitidi si fanno i contorni e i toni sfumano al rosa. Il passato canta una nenia ch’è dolce al cuore, e, prima che l’alba s’affacci ad un uscio insonne, conduce piano ai sogni, l’estremo confine dei nostri desideri.