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lunedì, 24 settembre 2007

rimembranze

 La notte svela silenzi al chiarore della luna, che non è il buio, ma velata penombra per gl’innamorati, e il silenzio è fatto di piccole voci che il giorno zittisce, è il grillo che mi racconta i campi, e la civetta che strepita antiche paure, e sciocche fole si destano dai ricordi d’infanzia. E’ la nostalgia, che richiama alla mente quanti la sorte recò altrove, e, nel ritrovare l’uscio, ciascuno si presenta con l’abito del tempo che gli fu propizio, gli anni rendono i volti ad antica beltà, e la memoria annaspa nel rammentare passate discordie. Il ricordo è un invito che nessuno diserta, e del tempo porta in dono ciò che c’aggrada, è un testimone fallace, spesso menzognero, che volentieri evade i doveri di cronaca e cede alla fabula, è il romanzo non la storia, e tanto più ci par vero quanto meno nitidi si fanno i contorni e i toni sfumano al rosa. Il passato canta una nenia ch’è dolce al cuore, e, prima che l’alba s’affacci ad un uscio insonne, conduce piano ai sogni, l’estremo confine dei nostri desideri.
postato da: narrando alle ore 22:01 | link | commenti (12)
categorie: pensieri, ricordi
lunedì, 17 settembre 2007

Montevergine

 A ridosso d’Avellino, col capo perso tra nuvole e foschia, l’Appennino fa un balzo e s’erge in vette possenti ammantate di fitti boschi ove il sole trova scarso ricetto. Sotto quel cielo di fronde c’è un soffice tappeto d’aghi di pino ad attutire il tonfo dei ricci maturi che si staccano dai castagni. La strada piega infinite volte salendo fino ad un eremo d’antica memoria, che intaglia la roccia in bifore ad ogiva ed ampi portali. In settembre devoti peregrini s’arrampicano su per quella strada, e, fin dai ricordi dell’infanzia, noi eravamo tra loro, di buon’ora, col freddo che scovava dall’armadio le prime giacche. In cima il traffico che s’addensava imponeva qualche battuta d’arresto che pungolava l’impazienza di noi bimbi tediati dalla lunga trasferta. Lo sguardo s’anticipava oltre il finestrino, verso le radure delle quali avremmo tracciato il periplo in corse gioiose, e desiderio e fantasticheria quasi vincevano la forzata clausura. Ero perso in tali miraggi, quando ci passò accanto un ciclista, non più giovane, come una gru, se ne stava in precario equilibrio sull’unica gamba rimastagli, e, ad ogni spinta, seguiva un gesto complesso, quasi un’acrobazia, che imponeva al mezzo un ritmo dondolante eppure regolare. In quel modo sopravanzò noi bipedi costretti ad eterno traffico, e, tra quelli che pedalando arrancavano in cima nessuno portava minori segni della fatica, o soverchia gioia dell’arrivo; così facendo rimontava il destino battendolo in volata.
postato da: narrando alle ore 21:24 | link | commenti (12)
categorie: ricordi
lunedì, 10 settembre 2007

facezie

 Settembre di tepori, mite strascico d’estate, che l’autunno artiglia per la coda coi suoi grigiori e foglie morte, e quello rifugge e si dibatte fra giorni assolati; canta oggi una lieta villanella nel brusio dei passanti che sciamano sul corso, operosa folla affaccendata in facezie fra gli ozi d’una mattinata di sabato ciondolante tra caffè e vetrine. La bimba stenta un pianto capriccioso che il padre distrae con pazienza, “Guarda il cagnolino”, e le indica il carlino che trotterella con passo breve e volge attorno il suo buffo muso sul quale campeggiano tondi occhi liquidi, vaganti attorno come a fuggire lo sguardo altrui. La bimba s’acquieta, ma non si rasserena, e guarda la tonda bestiola obbligata alla piccola orbita che disegna il guinzaglio, le prende la smania che a tratti tende il lacciolo come a saggiarne la fibra, e il padre incalza “Vedi, non è bellissimo?”, e, nel fissare quel grugno rugoso, la fronte corrucciata della bimba trova quell’ultima smorfia dolente, e sbotta in un pianto a dirotto in bilico tra la gioia della compiuta impresa e la mesta empatia verso la bestiola cui soverchio amore costringe il passo secondo l’altrui capriccio. L’uomo riprende invano la sua rassicurante nenia, ed io avanzo con un sorriso dispettoso che agita la curva delle labbra.
postato da: narrando alle ore 22:32 | link | commenti (5)
categorie: pensieri
lunedì, 03 settembre 2007

le tourbillon

 Il giorno ha schierato un sole dispettoso ad aggravare i nostri affanni, ma ora il cielo terso s’affolla di stelle, come portate da soffi d’alisei che raffrescano la sera, carezzevoli venti ondeggiano le fronde, e le foglie paiono ninnoli tintinnanti sulla culla. Il canto dei grilli accorda il gioco, ma la cantatrice c’avvince con suadente malia che stilla dalle corde tese come sonora pozione che incanta; come il veneficio gocciava all’orecchio di Claudio, ponendo sigilli al suo sonno, così le note cadono su noi, come la rugiada che piano la notte dispone pei campi, e ci conduce a più dolci sogni, e noi sogniamo di lei, che esaudisce i nostri “ancora” e replica all’infinito quell’arie d’oltralpe, e già tiriamo l’alba nei bistrot di Pigalle alla luce di scarse lanterne, tra fumo e nebbia perenne, ché maggiore paesaggio non c’abbisogna, se lei benigna ci sta di fronte. L’ora tarda smorza il suo canto, e la guardi andar via come i sogni che il mattino congeda, al pari di quelli il suo passo non s’invischia negli inganni di cotidiane beghe, per lei il ricordo custodisce beltà, basta un lembo di memoria, e già torna l’incanto.
postato da: narrando alle ore 22:09 | link | commenti (10)
categorie: le donne

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