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lunedì, 27 agosto 2007

'nzìria

 Ricordo gli zoccoli di legno, che battevano un ritmo sonoro sulla lunga teoria di gradini ch’al sommo delle scale conduceva alla casa, e l’ampio terrazzo accoglieva le imposte d’ogni stanza, e spesso il nostro desinare, mentre lo sguardo vagava dall’uno all’altro capo del golfo, fin dove la costa tormentata piegava in stretti tornanti, e si ritraeva alla vista. Febo apprestava il commiato portando con se la calura del giorno, e brezze lievi invogliavano al passeggio sui viali che l’estate affolla d’improvviso, come i temporali allagano le strade, e presto torna l’arsura. Mi rassettavi il capo, ed un imprevisto districarsi delle ciocche gettò il pettine sulle spalle rosse di sole, ed io piangendo fuggii in un cantuccio al riparo dall’amorevoli tue braccia. Con quanti prieghi cercasti un perdono che lacrime capricciose di bimbo stentavano a concedere, e per tutta sera ebbi carezze e leccornie a consolarmi. Madre, quanti più torti t’ho reso negli anni, e gioie rade, e non sempre fu il caso a guidare la mano, ma ogni volta mancarono a te carezze ed impetrato perdono, ché virile contegno rifugge tenerezza, noi si piange lacrime ascose al riparo del mondo, e altrui si reca dolore per troppo silenzio. Ti siano compenso queste storte parole, che lascio qui, lontano dai tuoi occhi, fra noi gente senza nome.
postato da: narrando alle ore 22:44 | link | commenti (8)
categorie: ricordi
lunedì, 13 agosto 2007

bastet

 La ragazza è un giunco, flessuosa ai venti della malia, ha mani esili, puntute nelle unghie, mani da gatta, ed ogni suo gesto taglia l’aria col suono della lama sulla carta, ed un brivido drizza la schiena, e la sua s’inarca. E’ una gatta, e si raggomitola sulla sedia, a gambe incrociate, il capo chino, gioca a contarsi le dita dei piedi; uno, due, mille; e quasi sta per riprendere, quando alza gli occhi, due tagli infiniti al riparo delle ciglia, uno sguardo da gatta, incerta se estrarre gli artigli o farti le fusa. Ti guarda da distanze ignote, i suoi pensieri, e misura in te risoluzione e timori, ha già tracciato l’esatto perimetro del tuo cuore, e ti viene incontro fluttuando sulle punte, quei pochi passi sono una danza che seduce, ed io resto impigliato nella curva morbida della sua coda, non importa dove, è lei che conduce.
postato da: narrando alle ore 20:06 | link | commenti (15)
categorie: le donne
lunedì, 06 agosto 2007

ubertoso

 Il giardino è un lungo corridoio, e si perde tra le chiome d’un pino che sbuffa al cielo scomposte nuvole di fronde; come d’un’arsa brace si levano ricce volute di fumo, similmente quest’edificio di rami innalza le sue braccia in ampi, sparsi guanciali di verde. Tanto mi pare ci somigli quest’erboreo fratello, così lontano dalle chiare e composte geometrie dei suoi nordici compagni, dispiega il suo fogliame come un inno alla vita, pare fermo in movenze da tarantella, in precario equilibrio su un piede, le braccia in alto, più o meno piegate, come fanno i suonatori di nacchere. Le brezze d’ogni stagione rendono vita a questa danza, è quasi un bolero cullato dall’indolente scirocco, e non teme la tramontana, che dal monte soffia raffiche ostinate; più quella strepita fra i rami, maggiore è il brio dei suoi passi. Quando nei lividi mattini d’inverno vedi uno di questi giganti battuto a terra, le chiome, prima svettanti all’aria, ora sparse nella polvere, non fu il vento ad avere la meglio, è l’inciampo d’un’incerta piroetta.
postato da: narrando alle ore 22:09 | link | commenti (12)
categorie: pensieri

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