La ragazza è un giunco, flessuosa ai venti della malia, ha mani esili, puntute nelle unghie, mani da gatta, ed ogni suo gesto taglia l’aria col suono della lama sulla carta, ed un brivido drizza la schiena, e la sua s’inarca. E’ una gatta, e si raggomitola sulla sedia, a gambe incrociate, il capo chino, gioca a contarsi le dita dei piedi; uno, due, mille; e quasi sta per riprendere, quando alza gli occhi, due tagli infiniti al riparo delle ciglia, uno sguardo da gatta, incerta se estrarre gli artigli o farti le fusa. Ti guarda da distanze ignote, i suoi pensieri, e misura in te risoluzione e timori, ha già tracciato l’esatto perimetro del tuo cuore, e ti viene incontro fluttuando sulle punte, quei pochi passi sono una danza che seduce, ed io resto impigliato nella curva morbida della sua coda, non importa dove, è lei che conduce.