Consigliera silente degli innamorati, furono ardite confidenze a farti arrossire stasera, ed ora vorresti nasconderti a falce, fin quasi sparire in uno spicchio sottile, ma io indovino in te la pena, ché l’eburneo tuo chiarore non cela mestizia. T’impone distanza quest’orbe che m’atterra, e ti trascina al lacciolo come un’amante clandestina, costringe ad obbligate traiettorie il tuo cammino, e solitudine, ché stelle lontane non rischiarano per te la notte, e, nel succedersi delle ere, la felicità è l’attimo breve d’un’eclisse. Quei cuori molli recano a te preci accorate per fugaci dolori che presto cederanno all’oblio, e non sanno che il tempo ha fatto di ghiaccio le tue lacrime, ed i giorni sono il castigo, spilli che s’appuntano al cuore e di nessuno perdi memoria. Stasera accolgo il tuo canto, ché a me tocca pena minore; talvolta inganno le leggi dell’universo, evado dall’orbita imposta, e sogno.