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lunedì, 30 aprile 2007

Salento

Beltà, dimentica fra arsi rovi, stende cinta merlate ad un sole che acceca, ed il portale barocco della masseria segna l’origine degli assi sulla strada tesa. Intorno il grano è velluto cangiante al mutare dei venti, isotropia di spighe, nitore d’azzurro cielo, gli elementi del paesaggio si diffondono in perfetta iterazione e dissolvono in prospettive lontane. Un planare d’ali cuce i margini dell’orizzonte e fa il controcanto al frinire delle cicale, rugginosa nenia che accorda torpore, ed il tempo s’invischia nella calura d’estate, arranca con passo greve nelle ore silenti che seguono il desinare. Talvolta fra gli archi del patio si spinge un’ignota brezza, come un araldo che sussurri meraviglie d’oriente seduce con lussurie di serraglio e profumi d’ambra, così quello zefiro porta un vago sentore di mare e volge lo sguardo d’intorno, ma la riva è lontana, e l’occhio ritorna, come deluso esploratore, al panorama consueto.
postato da: narrando alle ore 21:37 | link | commenti (15)
categorie: viaggi
lunedì, 23 aprile 2007

Coincidenze

 Ricordo la bimba dagli occhi d’agata, cui la madre disegnava precaria scriminatura, che il vento confondeva e soffiava le chiome sul volto paffuto. Ti ricordo sfrontata in quel primo saluto, risoluta profferta d’amicizia, che accettavo incredulo, già povero di scarne parole. Ci salutammo con l’intesa di ritrovarci l’indomani che mai non venne. Chissà per quali sentieri sei andata al lume chiaro di tua gaiezza. Io mi sono attardato alla tabella delle partenze, perso tra tiepide scelte che ho presto negato. Solo oggi torno a questi luoghi col greve carico d’appuntamenti mancati, non in cerca di te, ma, tra gli oggetti smarriti, del mio biglietto di sola andata.
postato da: narrando alle ore 21:33 | link | commenti (15)
categorie: ricordi
lunedì, 16 aprile 2007

I vecchi

 Candidi scafi ondeggianti di mare con esili braccia s’aggrappano alle bitte, un’onda li scuote in sequenza come folla esultante. Il molo s’affida all’abbraccio delle onde, poi in lontananza si piega ad escludere il suo burrascoso amante dallo specchio della baia, come una donna riottosa si ritrae a negare quell’ultimo mistero, ch’è il fascino suo. All’imboccatura la murata s’arriccia in una piccola rotonda dove i vecchi si giocano il tempo in un giro di briscola, smaniosi di liberarsene, spauriti per troppo poco che gliene rimane, che s’assottiglia come le dita nodose, come lo sguardo annebbiato che si consuma nel tedio, il tempo scivola in grani tra le mani chiuse a calice per trattenerlo, li coglie stupore dei giorni passati e insofferenza per le ore infinite. Di lontano imprecano scioccherie al gioco dispettoso che gli nega i favori, poi s’allertano per solitari nembi che, passeggeri, adombrano il giorno, e la brezza lieve, che li scuote dal sonno, gl’alza il bavero della giacca a scacciare temuti malanni. A turno s’accomiatano frettolosi incontro a piccole commissioni che gli gettano un’ancora nel naufragio dei giorni, un nipote da aspettare all’uscita di scuola, un’attesa breve che vince quella più temuta. Nell’andare lento, gettano uno sguardo amaro alla banchina, memori del passo svelto che un tempo inghiottiva distanze e s’affrettava ad amorose attese, e si chiedono chi gl’abbia rubato la vita, e resta nostalgie delle passate imprese.
postato da: narrando alle ore 22:11 | link | commenti (15)
categorie: pensieri
lunedì, 09 aprile 2007

Vecchi amanti

 Troppo tempo è passato, non un giorno tra noi che serbiamo intatto il ricordo d’una passione, ed il cuore non registra flessioni, ma patisce obbligate distanze. Il succedersi delle albe adorna la tua beltà di nuovi accenti, e, se lo sguardo ora s’increspa ai bordi, è solo un cenno d’assenso che rinnova antica complicità e suggerisce sconosciute tenerezze. Oggi incontrarsi è un dono inatteso, che risponde ai capricci della sorte, e nelle parole accorte di misurato slancio, si rinnova il ricordo di segreti convegni, e ogni sorriso richiama sussurri e gemiti, e invoglia ad un gesto folle che d’improvviso ripristini antica confidenza, d’uno squarcio in quel velo di cortesia che traspare d’impeto. Quelli che s’allietano di severi giudizi, e s’arroccano nell’apatia d’emozioni sopite, quelli lascia che indugino nelle loro certezze, noi sappiamo che non finì l’amore, ma sopravvennero le convenienze.
postato da: narrando alle ore 23:01 | link | commenti (21)
categorie: amore
lunedì, 02 aprile 2007

Mia nonna

 Eri custode dei Lari, lieta d’una vita spesa nel breve emiciclo d’un abbraccio materno. Se volgo lo sguardo, grandezza d’imprese diserta la memoria, ma s’avanzano, a sciami, ricordi semplici di gesti affettuosi, piccoli tributi d’amore ribattevano incessanti i vincoli del sangue. In te avevano dimora le tradizioni, che anzi l’alba ti chiamavano ad un lavorio di lunghe ore pazienti, ed è un ricordo sciocco, ma ancora ti vedo, nei giorni che anticipano la Pasqua, persa in una selva odorosa di grano e cannella, fra dovizie di dolci, che dispensavi come biglietti d’auguri, e l’altrui sorriso stimavi giusto compenso di un’allegra fatica. Era il tuo cuore una loggia segreta, che sdegnava prove d’accesso, ma imponeva ai coscritti cure materne, ed un uscio sempre schiuso offriva generoso ricetto. Poi la sorte si svolge secondo curve ricorrenti, e nell’ultima ora di questo breve passaggio t’aveva resa ad una tardiva fanciullezza, e pareva che in cure devote si potesse scontare una vita di premure. Ora che Caronte consente definitivi bilanci, so che mi sbagliavo, si resta comunque debitori.
postato da: narrando alle ore 22:37 | link | commenti (17)
categorie: ricordi, gli addii

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