Liberty
Lasciata la piazza dove sciama il passeggio, t’inoltri per sonnolenti quartieri gravati da tristi abituri, alti casamenti d’uniforme grigiore, che s’accavallano in lontananza fino a farsi paesaggio che opprime. Tra questi, anacronistico, assediato tutt’intorno, s’apre lo scorcio verde d’un giardino, e le bouganville intrecciano i rami su un acciottolato ricoperto di muschio, fino ad un piccolo edificio, dove l’edera si fa pietra che sostiene sbalzi e cimase, attornia loggette e strette finestre che chiudono sul paesaggio sdegnose imposte di legno bianco che il tempo screpola impietoso. Dire dove termina il verde e principia la costruzione è impresa immeritevole pari a segnare confine tra realtà e fiaba. Lì t’immagino da sempre, vagante fra i protervi gigli e le sensuali orchidee, che gelose ti contendono beltà. Vedo le tue vesti frusciare tra quei sentieri variopinti, fra gli odorosi pergolati; un giorno ti tratterrò per la cimosa delle tue vesti lievi, e…
* si accettano suggerimenti per la chiusa