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lunedì, 25 dicembre 2006

La vigilia
 Cantilenanti salmodie anticipano la liturgia e cullano i miei pensieri, che tornano un poco nebbiosi alle suggestioni dell’infanzia, all’attesa dell’avvento, che nascondeva la natività sotto un batuffolo d’ovatta e sbirciava curioso la cappa della cucina dalla quale sarebbero giunti i doni, e non si capacitava di come si facesse varco in quello stretto cavedio mai collegato all’esterno, meta d’un negato percorso. Il natale è dei bambini, s’appartengono perché gli uni vocati all’altro, i piccoli pagano alla festa un pegno di credulità e accettato mistero, e quella li compensa con gioiose sorprese. Crescendo non si perdono i balocchi dell’infanzia, ma l’attesa della vecchina, l’incanto del prodigio che raddrizza i torti e diffonde speranza. Per quello stupore, per gli amorosi inganni che mi celavano un mondo di grigia ragione, per tali cose mi prende nostalgia e tra le volute d’incenso, che avvolgono un Dio bambino, rubo rinnovata commozione a questo tempo di pigre mestizie. E d’improvviso un uomo, greve di anni che gl’incanutiscono e piegano il capo, incede lento nel mezzo della navata, incurante dell’omelia, indugia un attimo al limite del presbiterio, getta uno sguardo alla natività che gli stira le rughe del volto in un sorriso, e poi s’infila nella penombra del transetto, come chi torni a casa dopo lungo viaggio. Questo piccolo accidente è bastante prodigio che mi riconcilia coi miei giorni.
postato da: narrando alle ore 19:29 | link | commenti (5)
categorie: ricordi
lunedì, 18 dicembre 2006

Mio nonno
 Ti ricordo uomo di memorie, eredità prematura a tua più stretta carne, tracce d’una vita costretta a lidi altrui di ostile lingua. Fosti ramingo sotto aspro fardello, che memoria ed affetti del natio borgo aggravavano; come migratore verso sud traversa ignoto mare, e già nel cuore a ritroso consuma il ritorno. La storia impose distanza obbedendo alla patria e ai lari, e sotto cieli accesi d’aerea mitraglia, quando era certo il riparo, valutasti l’altrui salvezza più che la tua, e di nuovo fosti allo scoperto, che il gioco delle probabilità più non volgeva a tuo favore. Poi te n’andasti silente, chino agli affanni d’una vita giusta, come memoria non valesse quel breve passato. Io però ricordo che fra noi, ai quali il bene proprio segna confine allo sguardo, avesti cuore lesto più delle tue gambe e sciocco abbastanza da quietare la ragione. In poche tacite memorie qualcuno ti costringe a quel diniegato attributo che ai prodi si deve.
postato da: narrando alle ore 22:04 | link | commenti (13)
categorie: ricordi
lunedì, 11 dicembre 2006

Metro e rullina
 Il rilievo di fabbricati è scoperta d'altrui segreti ed antiche maestrie, così per lunghe scale dirute sono sceso in antichi scantinati che s'approfondivano nella terra umida fino alle fondamenta, e volgendo lo sguardo in alto, al sommo di lunghe paraste, l'intreccio di archi e volte disegnava cieli di cattedrale nella rada penombra di lucerne, altrove stretti cavedii celati nel cuore di edifici barocchi davano accesso ad un pozzo disseccato e labirinti di capriate sorreggono tetti ai quali il vento ruba le tegole. Tra questi una piccola casa, diserta da sempre, come per un fatto improvviso che le aveva risparmiato lo spoglio destinato all'abbandono, narrava un frammento di vita lontano, che ancora le coltri coprivano un vecchio talamo e, non fosse stato per le ingiurie del tempo che ammucchiava frammenti di vetro ai piedi delle imposte e veli di polvere sugli arredi, avrei paventato l'arrivo dei proprietari a scacciarmi in malo modo. In un cassetto il ritratto d’una giovane donna, bella oltre il grigiore della foto che nega rossore alle gote e smemora l'indaco dell'iride. Sul dorso poche righe confortano d’una sorte difficile e rassicurano un domani di gioie prossime. La donna, per la quale so passato il tempo degli affanni, avrà avuto vent’anni, d’allora quest’unica missiva rimane, col fascino d’un messaggio affidato ai flutti, traversa pelaghi di anni e approda a questo schermo immemore a raccontare con parole desuete una speranza sempre uguale. Il cuore degli uomini batte un tempo che ignora il consumarsi delle ere.
postato da: narrando alle ore 22:28 | link | commenti (11)
categorie: pensieri, ricordi
lunedì, 04 dicembre 2006

I sogni sono la nostra Stella Polare, abbandonarli è condannarsi al naufragio
postato da: narrando alle ore 21:51 | link | commenti (16)
categorie: aforismi

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