Riviera dei cedri (4)
Fu allora che la donna in fondo alla stanza lo conobbe, e scelse di spartire con lui quella sorte di scomunicati, seppure non le mancassero scelte più agevoli, ma l’amore governa in dissennata anarchia, e conosce se stesso come unico metro e giudizio. Da quel piccolo eremo, novella stazione di posta, videro passare un Italia che cambiava, quando nuove leggi gli offrirono di riconciliarsi al mondo, lei non volle, che aveva pagato caro il prezzo di quella passione, e di amnistie non sapeva che farsene, già da tempo s’era innamorata della propria pena, e il condono aveva l’assenzio dell’abiura. Poi costruirono altre strade e di lì passarono sempre meno, lasciandoli ostinati reduci d’una solitaria guerra contro un mondo ch’era passato e li aveva trattenuti per il bavero, facendoli attardare al presente. Ora ch’è unica superstite di quello scellerato patto, spende le giornate a cucire ricami per le figlie, che altrove hanno portato la propria sorte, e di continuo getta uno sguardo alla porta, come s’aspettasse di vederlo tornare, per chiederle di accompagnarlo in quell’ultimo esilio. Intanto fuori il sole rifrange nell’aria lieve, che intorbida la strada e sale svelta al cielo, gettando ombre di miraggio su orizzonti aspri.