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lunedì, 27 novembre 2006

Alla stazione
 Carpenterie metalliche di flange e rivetti sostengono una lunga pensilina dove cerco riparo ad un sole pallido dilavato da un’alba recente. Coppie gemelle di binari mi corrono di fianco, che l’attrito del freno salva quell’unica striscia in sommità, lucida fuga d’accecanti riflessi verso l’orizzonte, e abbandona il resto ad un’opacità rugginosa. E’ il cielo una scacchiera d’azzurro chiusa nel reticolo dei cavi d’acciaio, che lo sguardo giocava tra aerei quadranti, quando il paesaggio consueto dissolve su di te in seducente ascesa dall’averno del sottopasso. Meno che pallida, chiara sotto i colori del belletto, tra lunghe vesti e amuleti da gitana mi vieni incontro come ci legasse antica amicizia, con uno sguardo che chiede il piccolo omaggio d’un saluto. Poi una domanda sciocca, una banalità vestita di nuovo è pretesto bastante a facili confidenze. Raccontarsi un po’, con ritrosia, è il pegno che si paga per ottenere dall’altro uguale moneta ed è un impari baratto, che ci offre le coordinate d’un mondo nuovo in cambio di trite ciarle alle quali più non prestiamo ascolto. Ci sorprende allora la gioia di scoprirsi simili, di rara affinità; come il ramingo in terra straniera incontra un amico, due sconosciuti nel deserto della propria solitudine spartiscono un sorriso ed il tempo breve d’un incontro, di attimi che scivolano svelti, che per dispetto provano oggi nuova andatura, dimentichi del passo lento che fino a ieri s’attardava di noia. E’ un ospite molesto il treno che giunge a tradimento e ti rende ai tuoi affanni. Ti guardo incedere tra le genti barbare che ignorano tua letizia, ed il tuo andare si somma a quello pesante dei vagoni e moltiplica una distanza infinita che ti rapisce al mio orizzonte, e già diventi nostalgia d’un ricordo se adesso m’accorgo che nulla so di te che mi riconduca ai tuoi passi.
postato da: narrando alle ore 22:11 | link | commenti (13)
categorie: viaggi, amore, le donne
lunedì, 20 novembre 2006

Niente di nuovo sul fronte occidentale
 Si sono fatte accoste le colonne d’Ercole, più vicino l’orizzonte, troppo nitido allo sguardo. Il mio mondo implode nel breve emiciclo dei monti, in piccole trame di case tessute da strade che conosco e più non offrono l’azzardo di smarrirsi, ed invano chiedo ad Arianna di spezzare il filo, qui ogni cantonale reca triti pensieri. Lo stesso cielo canta un ritornello d’eterno azzurro, che prego a blandi cirri spaventevole tempesta a scuotere con venti rabbiosi la mia noia, ma in ogni dove rischiara, e le foglie indugiano in un verde dispettoso, abbarbicate ai rami che, già spogli, dovrebbero artigliare l’aria tra nodosi stecchi. Così, per rarità d’eventi, smarrisco memoria dei giorni, che s’affastellano in una nebbia confusa, ed io prospero nel tempo lento delle messi che maturano al sole, tempo buono di quiete nel quale si vagheggiano inni di battaglia e fragore di schianti e urla rabbiose, ed i muscoli si tendono dopo lungo letargo e smaniano il cimento. Così annuso l’aria che reca l’odore delle polveri, ma presto un volo di colombe impone il sereno. Infine invio segreti messi perché vi rechino notizia che nulla ho di cui narrare, perciò vi scrivo.
postato da: narrando alle ore 21:25 | link | commenti (17)
categorie: pensieri
lunedì, 13 novembre 2006

Riviera dei cedri (4)
Fu allora che la donna in fondo alla stanza lo conobbe, e scelse di spartire con lui quella sorte di scomunicati, seppure non le mancassero scelte più agevoli, ma l’amore governa in dissennata anarchia, e conosce se stesso come unico metro e giudizio. Da quel piccolo eremo, novella stazione di posta, videro passare un Italia che cambiava, quando nuove leggi gli offrirono di riconciliarsi al mondo, lei non volle, che aveva pagato caro il prezzo di quella passione, e di amnistie non sapeva che farsene, già da tempo s’era innamorata della propria pena, e il condono aveva l’assenzio dell’abiura. Poi costruirono altre strade e di lì passarono sempre meno, lasciandoli ostinati reduci d’una solitaria guerra contro un mondo ch’era passato e li aveva trattenuti per il bavero, facendoli attardare al presente. Ora ch’è unica superstite di quello scellerato patto, spende le giornate a cucire ricami per le figlie, che altrove hanno portato la propria sorte, e di continuo getta uno sguardo alla porta, come s’aspettasse di vederlo tornare, per chiederle di accompagnarlo in quell’ultimo esilio. Intanto fuori il sole rifrange nell’aria lieve, che intorbida la strada e sale svelta al cielo, gettando ombre di miraggio su orizzonti aspri.
postato da: narrando alle ore 22:18 | link | commenti (6)
categorie: racconti
lunedì, 06 novembre 2006

Riviera dei cedri (3)
 Poco più in là, in un angolo sferruzzare svelto di mani ossute, occhi stretti tra rugose pieghe fissano il lavoro e rivedono scene d’un tempo lontano. Ricordano quando lui arrivò da quella stessa porta alla quale volge lo sguardo a scatti. Era di quelli tornati dalla guerra, un appuntamento ch’era facile mancare. In quel lungo naufragare, nella deriva del viaggio infinito verso casa, fatto di orizzonti ignoti, il ricordo della moglie era stato la sua stella polare. L’aveva lasciata di buon’ora, con i fiori d’arancio ancora intrecciati ai capelli, mentre l’alba, che biancheggiava attraverso il mantello delle imposte, stendeva morbide ombre sul suo volto e sulle chiome scomposte e si diffondeva nel candore delle coltri. Morfeo ancora la teneva, e lui restò un po’ a guardia del suo sonno, ma non tesseva la tela dell’attesa, che il suo risveglio era preludio al commiato e paura dell’addio che non conosce revoca. Poi la guerra era stata difficile anche per chi restava, e la giovane donna s’era procurata di vivere alla meno peggio, che era diventata la maniera peggiore. Ci furono messaggeri di pace a tentare il perdono, stimavano poca cosa il tempo breve dell’errore contro i lunghi anni di concordia a venire, ma troppe ombre senza volto accompagnavano il pensiero di lei e la notte, col buio, quasi prendevano corpo e rubavano intime concessioni all’amata. Così se ne andò, come un ramingo, con un dolore irrisolto legato alla propria solitudine.
 ...continua
postato da: narrando alle ore 21:02 | link | commenti (9)
categorie: racconti

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