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lunedì, 25 settembre 2006

Nuvole

 Il cielo stendeva veli d’azzurro che addensavano in alto su orizzonti aperti di pianura cui solo limite poneva lontananza. Ampi cumuli di latteo chiarore, sospesi a mezz’aria, andavano sparsi come aereo duplicato dei monti. Le ombre sui campi narravano quel lento passaggio, che a tratti rabbuiava il chiaro mattino e, quando m’avvolse inatteso schermo al pallido sole, sperai una vita gemella a quella tersa distesa dove rade eclissi passavano fugaci, che uggiosa frescura restava orba di brividi e, volgendo più ampio sguardo, sentivi limpido quel cielo di nuvole sparse. Poi la sorte governa a venti capricciosi che minacciano tempesta, e da allora furono densi nembi a scurire il paesaggio e poi plumbeo grigiore d’eterno ottobre cui fuggono pochi raggi d’un sole lontano. Si fa aduso lo sguardo a quel lungo torpore, che luce improvvisa spaventa più che tenebra, e si cerca riparo al giorno come la falena s’uccide alla chiara luce. Se in lontananza filtra lieve chiarore, spero passi svelti a rincorrere il sereno.
postato da: narrando alle ore 21:52 | link | commenti (16)
categorie: la pioggia
lunedì, 18 settembre 2006

La signora Rosa
 Nel tratto, lungo e tormentato, che va da Vietri a Postano, pergolati di limoni colorano i Lattari, e racchiudono in una corona d’oro piccoli borghi di bianche case edificate le une sulle altre come in un lego, murature di pietra calcarea tessono incantevole dedalo che s’addossa a verdi precipizi. In quel gioco di stretti incastri i vicoli declinano il pendio in rampe, gradoni e scale, di pietra che il tempo leviga e incava. Tra quelle stradine s’arrampicava svelta la signora Rosa su una gamba e una stampella, agile come un lemure tra i rami. Il lavoro di fabbrica le aveva mozzato il passo e compensata con una piccola casa, dove in un paio di stanze tutti assieme spartivano il poco spazio e la miseria sovrabbondante negli anni del dopoguerra. Il cambio non era parso conveniente, ma esposta ad occidente c’era una piccola loggia che fronteggiava il mare, e nelle chiare mattine di primavera, quando dal largo giungono tiepide brezze e odore di salsedine, quel balcone era ingombro di panni stesi ad asciugare, e nel disporre l’ultimo bucato, la donna gettava uno sguardo speranzoso all’orizzonte, traendo auspici dal moto delle nuvole, e, nutrito il cuore d’aria di mare, gridava “Votta n’ata ora e viento e sole, votta!”1
 
1 “Dacci un’altra ora di vento e sole”
postato da: narrando alle ore 21:47 | link | commenti (14)
categorie: ricordi
lunedì, 11 settembre 2006

In viaggio
 A destra il mare frange abbacinanti riverberi d’un sole che s’inchina ai rossori della sera. Vado per aerei viadotti, tesi su precipizi arsi dal sole e variopinte vallate, dove le colture disegnano un vivace arazzo. Paesi mi oltrepassano, che non conosco, e il paesaggio nuovo si fa presto ricordo che cede all’oblio. Già lo scrimolo dei monti a tratti rapisce il tramonto e m’affida ad un roseo crepuscolo che uno sciame di fari rischiara in ampie curve, ed io sono tangente che stacca la sua corda su divergenti traiettorie verso quadranti di sogni e rimembranze. Non ti crucciare se m’attardo lungo il cammino, è solo perché, volgendomi, per troppa distanza, nostalgia non mi colga di struggente ricordo. Qui l’approdo ancora diserta l’estremo orizzonte che si concede allo sguardo, ed io navigo di bolina.
postato da: narrando alle ore 23:05 | link | commenti (10)
categorie: viaggi
lunedì, 04 settembre 2006

1 settembre
 Estate, che ci chiama a lidi costieri, scioglie ora il suo patto, e rapisce voci e risa a queste tiepide spiagge, orfane d’un torrido sole. Un affaccendato stivarsi di bagagli appresta la partenza, e gl’innamorati si giurano un arrivederci che ha l’assenzio dell’addio, lontano da qui un anno durerà una vita, e tempo prematuro scioglierà fragili voti d’attesa. Tra le case di bianche mura e pergolati, per gl’alveari di minuti alloggi, il brusio dei radi turisti scopre eco inattesa tra i viali deserti, e nella piazza risuona un solo accento d’antica memoria. Fila d’imposte serrate fronteggiano il mare, e il primo vento scuote le ammainate vele dei lidi, dove pochi temerari sfidano gelide acque. L’incipiente autunno miete i tavolini dei caffè, e ovunque ripone le insegne, e nel rinnovarsi degli usi consueti s’addensa la nostalgia per un passato recente di notti insonni e subitanei risvegli. Stravolti ritmi circadiani, obbedienti al richiamo della festa, riacquistano il proprio dominio, e già si è sopravviventi in attesa di rinnovato prodigio.
postato da: narrando alle ore 21:17 | link | commenti (9)
categorie: pensieri

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