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martedì, 25 luglio 2006

Sarno 2006
  Piccole strade di cemento costeggiano alti canali di drenaggio dove le sterpaglie s’abbarbicano a secchi fondali. Intorno s’assemblano carpenterie, e telai sparsi spingono le fondamenta nel terreno che impolvera i resti diroccati d’una novella Pompei. Dai vani sfondati degli infissi occhi spettrali gettano uno sguardo sconsolato di vano monito agli ostinati rimpiazzi. I sentieri tessono un reticolo che s’allarga salendo a ridosso del borgo, fino alle pendici della montagna, che adesso digrada in artificiosi terrazzamenti sul cui orlo corrono steccati lignei, gemelli di quello che mi sostiene a sommo dell’alta murata che chiude un vasto bacino di raccolta, come un distorto teatro, curvato sull’asse diametrale, ha sotto i miei piedi il palcoscenico in una poderosa imboccatura cementizia che, ispida degli ossidati ferri d’attesa, setaccia l’acqua dai detriti. Sulla destra un imponente muro curvo, sovrastato da uno spalto volto all’interno, suggerisce un impeto centrifugo, spaventevole, per quanto improbabile. E’ un meccanismo che speri non debba mai dare prova di se, ne ammiri l’ingegno, che s’erge in ampi argini, ma ti sgomenta la recidiva ostinazione, il sogno folle d’imbrigliare un monte, e la  sciocca presunzione che la natura s’adatti a noi, speculare principio evoluzionistico che disimpara dal passato.
postato da: narrando alle ore 22:58 | link | commenti (21)
categorie: cronache
martedì, 18 luglio 2006

Donne d’estate
Lievi calzari s’avvinghiano a caviglie abbronzate, con laccioli stringono passi svelti di gazzella. Vesti sottili ondeggiano al primo zefiro della sera e scendono in morbidi precipizi su schiene nude, estreme province della seduzione. Pacifiche amazzoni, a coppie marciano sul lungomare, portando i vessilli della bella stagione; e si stringono in confabulanti drappelli dai quali scoccano risa cristalline, che confondono la nostra rotta e c’infondono vaghezza di naufragio. A sera, ancora odorose di salsedine e ambrate lozioni, con i segni lasciati dalla minuta eclissi del costume, sembrano nereidi strappate ai flutti, e altra diresti loro dimora, che non questa terra di vincolante gravità; e se a notte le conduci verso silvestri eremi, è solo perché non svaniscano nel gioco alterno dell’onda che seduce la riva.
postato da: narrando alle ore 19:33 | link | commenti (15)
categorie: le donne
lunedì, 10 luglio 2006

Goal
 Qualche lenta brezza agita fila di bandiere fisse ai cantonali dei balconi, ondeggianti tricromie sulla strada deserta, dove risuona raro il passare frettoloso dei pochi che s’attardano. Poi è silenzio e il canto metallico del cronista si moltiplica in infiniti echi, che scemano in lontananza. Cori di urla monotone si levano d’improvviso per effetto d’una sola regia che non ammette eccezioni, esultanza o delusione accendono un unico sciame di cuori tesi, e quell’ultimo, digiuno di sapienza e passione, che mai abitò l’anello degli spalti, si scopre ora a saltare di rabbia quando la palla scuote la traversa e diserta in dispettose traiettorie; maledice improvvide decisioni arbitrali e scelte tattiche, seppure a stento riconosce i volti. Lo stillare dei minuti stringe tutti in un’unica attesa che copre di tumulto il fischio di chiusura. Allora ovunque il chiarore dei fuochi colora l’ampio arco della mia veduta e chiare colonne di fumo drappeggiano la notte. Legioni festanti invadono la strada in chiassosa marcia di auto stracolme di braccia e bandiere, e, quando l’avanzata s’arresta, si procede a piedi fino a smarrire ogni ordine viario. E’ sciocca la folla, tutta presa da quest’attimo breve, d’ogni altra cosa dimentica, come fosse compenso ai mali passati, che dispensa dagli affanni di domani; io però già sono in strada, allegramente dissennato.
postato da: narrando alle ore 20:36 | link | commenti (19)
categorie: pensieri
mercoledì, 05 luglio 2006

Vacanze scolastiche
  C’assediava scirocco, asfissiante nella calura d’estate, quando febo regala brevi ombre alle cose e si cede ad un sonno che affatica. In giardino frutti maturi giacevano laceri sul selciato, che le formiche risalivano in laboriosi vortici. Risuonavano lontani rumori di lavoro nei campi ed una radio lasciata a cantare gl’inni d’una patetica adolescenza. Il passato era il ricordo confortante della buona promozione, dinanzi lunghe ore d’ozio stendevano prospettive d’infinita libertà, nell’attesa di un pallone dietro al quale consumare il pomeriggio. Era a quel tempo la noia il rischio maggiore, che melanconia, accorata per levità di giorni, inventava sciocchi dolori ai quali sacrificare lacrime brevi, e quella amata, che mai avemmo, si preparava a farsi ricordo che c’avrebbe accompagnato in nostalgica mitologia d’amore. Poi mi prese amarezza, quando, oltre l’inarrivabile autunno che richiama alle aule, e più avanti, lontano da quel mondo di confortanti certezze, s’apriva un dubbio che rabbuiava le speranze.
Allora finiscono le vacanze d’estate, quando all’ampia distesa dei giorni s’approssima un orizzonte di ombre che il mattino non fuga.
postato da: narrando alle ore 19:50 | link | commenti (16)
categorie: pensieri, ricordi

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