Vacanze scolastiche
C’assediava scirocco, asfissiante nella calura d’estate, quando febo regala brevi ombre alle cose e si cede ad un sonno che affatica. In giardino frutti maturi giacevano laceri sul selciato, che le formiche risalivano in laboriosi vortici. Risuonavano lontani rumori di lavoro nei campi ed una radio lasciata a cantare gl’inni d’una patetica adolescenza. Il passato era il ricordo confortante della buona promozione, dinanzi lunghe ore d’ozio stendevano prospettive d’infinita libertà, nell’attesa di un pallone dietro al quale consumare il pomeriggio. Era a quel tempo la noia il rischio maggiore, che melanconia, accorata per levità di giorni, inventava sciocchi dolori ai quali sacrificare lacrime brevi, e quella amata, che mai avemmo, si preparava a farsi ricordo che c’avrebbe accompagnato in nostalgica mitologia d’amore. Poi mi prese amarezza, quando, oltre l’inarrivabile autunno che richiama alle aule, e più avanti, lontano da quel mondo di confortanti certezze, s’apriva un dubbio che rabbuiava le speranze.
Allora finiscono le vacanze d’estate, quando all’ampia distesa dei giorni s’approssima un orizzonte di ombre che il mattino non fuga.