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martedì, 27 giugno 2006

piove

 Da oriente s’era levata una brezza più fresca, che d’improvviso si fiacca, come fugata dal battere raro delle prime gocce, poi un rapido crescendo che si fa rumore compatto di fondo. Sul corso ondeggiano le campanule variopinte degli ombrelli, che, all’unisono, come fiori di datura, aprono i petali a dissetarsi di cielo. In lontananza s’alza una bruma leggera, che taglia parte dell’orizzonte consueto, così il mondo si rapprende in uno sguardo breve di pluviali che mugghiano aerei scrosci e veli di fiumare sulle strade, che le auto schiumano in piccoli marosi frangenti i marciapiedi. Qualche caviglia affonda tra i gorghi di un insidioso tombino, ma presto i flutti restituiscono la preda. In torbide pozze si riflette lo speculare del mondo, che una goccia distorce la realtà in onde concentriche. Le ramaglie lasciate a seccare sui campi marciscono in un tappeto paludoso, che lascia d’intorno odore di terra bagnata. Ma in questa teca di malinconie m’appesta una tabe di mesti pensieri, troppo lasciati a lungo macerare in vecchi scantinati orbi di speranza, che nullo sogno sopravanza il giorno, e domani è rimpianto di ieri. 
postato da: narrando alle ore 22:34 | link | commenti (13)
categorie: la pioggia
venerdì, 16 giugno 2006

Vecchie letture
  Sfoglio le pagine che avevi care e nel tono acre della carta m’illudo di ritrovare il tuo odore, mentre ti chinavi a sussurri di versi sul mio capo e profumi scioglievi per me di lavanda e verbena, e fragranze riposte tra lembi d’un verginale corredo. La tua voce rendeva a vita vecchie terzine, che presto scordavo se, volgendo lo sguardo, scoprivo un casto rossore colorarti le gote. Attendevo allora la fine del verso, perché ti voltassi con una domanda che restava in punta di labbra e otteneva le risposte di un tacito idillio. Ogni passo recava ebbrezza di vertigine a noi che si andava per ignota zolla, che rilevarne i confini era impresa di continui trasalimenti. Tra brevi orizzonti eravamo viandanti inesausti.
Ritorno oggi alle tue note, che m’accompagnano, come un tempo tu facevi, tra parole d’altri, che raccontano i nostri palpiti.
postato da: narrando alle ore 01:31 | link | commenti (11)
categorie: amore, ricordi
giovedì, 08 giugno 2006

 
Occasioni mancate
  Si cammina chiusi nella propria solitudine, trincerati in latebre di sciocche paure. Un volto ci supera, che reca i cenni d’un sorriso. Ci si para dinanzi un facile minuetto per il quale secoli di galanteria hanno  steso lo spartito. Il tintinnio di note già attende i nostri passi, ma la musica ci trova incerti, persi ad indovinare le cause, fino quasi a negare l’effetto. Poi ci coglie il timore d’un gesto importuno, d’un gioco scoperto che si lascia vincere in contropiede; mentre l’entusiasmo va scemando in dubbi tormentosi.  D’altro canto le lusinghe del palio invogliano al cimento, e allora s’imbastisce un tattica frettolosa, si sceglie l’incipit, e se n’immagina l’effetto. Quando infine giunge una trepida risoluzione, l’inerzia del nostro cammino ci ha già portati troppo lontano, che più non è tempo, né luogo. Si maledice allora la propria esitazione e ci si ripromette maggiore ardimento per il futuro, ma nella rabbia per l’occasione mancata, scivola infimo il sollievo d’una cessata allerta. L’indifferenza è la celia che giochiamo alla fortuna.
postato da: narrando alle ore 19:19 | link | commenti (9)
categorie: pensieri, amore
venerdì, 02 giugno 2006

Gli amanti

  Mi siede dinanzi tra arabeschi di ciocche bionde e gambe appaiate, ha lo sguardo fisso al finestrino, perso tra i fotogrammi dei suoi pensieri. Resti sparsi d’un rossetto slabbrato tracciano i segni d’una passione. M’incanta quel particolare negletto, che elude lo sguardo distratto allo specchio del belletto e tradisce l’ultimo bacio che allevia il distacco, e gl’altri che l’hanno preceduto. E’ bella questa donna, custode maldestra d’un romantico segreto, ed invidio chi assieme a lei divide quel pegno d’omertà ch’è l’amore, che è nascosto, quand’anche acclarato, perché fatto d’intime concessioni ed osceni sussurri che mordono le labbra e naufragano in grida soffocate. Così sono gli innamorati, affiliati d’una carboneria binaria che non accoglie adepti, e consuma nel talamo la propria rivolta.

Si ferma il bus e la guardo andare via, se mai è stata qua.

postato da: narrando alle ore 00:19 | link | commenti (14)
categorie: amore, le donne

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