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giovedì, 30 marzo 2006

Esistenza della funzione
Il buon 1.21 GW ha infine dato forma compiuta all’equazione esistenziale, ve la riporto di seguito, mi piacerebbe allegare il grafico, ma non ho ancora capito come si fa (farraginoso Splinder!)
 
(da 1.21 GW:
 
Secondo quanto stabilito allo zelig, potrebbe essere così (formulazione generale):
 
y = D-A*tanh(t-tmax)+B*exp(-((t-tmax)^2)/C);
 
ove A,B,C,D e tmax sono parametri ad personam.
D ed A regolano l'asintoto a 0 e quello a +inf e la mutua posizione rispetto allo 0.
tmax è il tempo del massimo assoluto
B è l'ampiezza (non so di quale unità di misura si possa parlare, questo tocca a te) del massimo
C regola la forma della Gaussiana)
 
Riprendo volentieri la domanda “di quale unità di misura si deve parlare?”, ossia cosa rende memorabile un certo periodo della vita? Quando è legittimo pensare di essere giunti all’apice della propria umana ventura?
Fatemi sapere, se vi và :-)
postato da: narrando alle ore 22:44 | link | commenti (7)
categorie: pensieri
mercoledì, 29 marzo 2006

Occhi a mandorla
Amo l’oriente e le sue donne, volti di bambola i cui occhi si perdono in fughe infinite, promesse di voluttà e mistero.
postato da: narrando alle ore 00:10 | link | commenti (6)
categorie: le donne
martedì, 21 marzo 2006

Equazioni esistenziali
La vita degli uomini è funzione costante dove ciascuno decide la propria ordinata.
Però ad un tratto e per una certo intervallo il diagramma curva secondo una parabola, e massimizza. E’ questo un periodo di gioie nuove e speranze possibili, la vita dispiega in un sentiero agevole e il passo avanza leggero. E’ un tempo che nella memoria si fa mito e leggenda e diventa la nostra perduta arcadia.
L’asintoto a destra si consuma in quel ricordo, e boccheggia nel presente come il pescato che si riversa sul ponte di coperta. Il malcontento suggerisce l’azione, ma ormai la sorte ci nega il suo favore e non c’è abbrivio che duri, l’inerzia soverchia ogni impeto.
Dall’origine degl’assi, fino all’estremo del campo d’esistenza, sempre è saggio pensare che il nostro punto di massimo sia ancora da venire.
postato da: narrando alle ore 22:46 | link | commenti (15)
categorie: pensieri
martedì, 14 marzo 2006

Il forno
Erano inverni di guance rosse e cioccolata calda, si camminava ben abbottonati per le vie del paese, la mia mano chiusa nel palmo di mia nonna, il passo saltellante dei bambini Andavamo a comprare il pane con la sugna e il pepe, dritti fino al forno, che mi appariva come la fucina di Vulcano, con la legna che ardeva sul piano di mattoni e la farina che copriva tutto e mutava nelle sue alchimie dall’odore acidulo. Talvolta i lavoranti cenavano con la pasta servita nelle madie e consumata a mani nude. Vedendoci entrare, si affrettavano a prendere le stoviglie per offrirci un’ospitalità che sapevano avremmo declinato. Non mangerò mai più un pane simile, un pane così buono che non ricordo più.
postato da: narrando alle ore 21:18 | link | commenti (18)
categorie: ricordi
mercoledì, 08 marzo 2006

Le donne sono il sorriso del mondo.
 
La gioia gli è compagna, e ne sono portatrici talvolta sane, ma sempre contagiose. In loro assenza è la noia o il trivio, la cetra giace dimentica e il ricordo si fa rimpianto. Se più da presso spartiscono con noi il cammino, lesto ci coglie quell’amore sciocco che non si confessa e non dura, ma confonde i pensieri e lascia sulle labbra arsura di baci e tenere parole. E’ come febbre di primavera, e loro ne sono cagione e cura.
postato da: narrando alle ore 08:59 | link | commenti (10)
categorie: aforismi, le donne

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