Il paese
Passata la chiesa, un fitto di rovi segnava l’inizio del sentiero, che si inerpicava incerto su per la collina, costeggiando il piccolo convento diroccato, fino ad arrivare alle mura del castello. Era un percorso abbandonato da tempo, ma forniva avventure e suggestioni alla nostra giovane fantasia. Nelle pigre giornate d’estate salivamo fino in cima, dove il paese si offriva a prospettive inattese. Le strade, la piazza, i luoghi che avevano accolto la nostra infanzia ora si ricomponevano in un piccolo dedalo, che cominciava a perdersi in orizzonti più ampi. Mi è capitato spesso di vedere altrove paesaggi simili, ed ogni volta ho guardato incredulo quei personaggi da piccolo mondo antico, sorprendendomi della loro vocazione all’eremo, in luoghi dove il mondo riverbera come una eco lontana, ed ogni volta ho dimenticato di essere uno di loro. In fondo siamo come semi, cresciamo là dove il vento ci lascia cadere e, anche se i nostri passi ci portano altrove, le radici restano salde al suolo natio.